Samhain: tempo di oscurità, morte e mistero

Non è un caso se si riportano indietro le lancette dell’orologio proprio nel weekend immediatamente adiacente a Samhain (31 ottobre). Pur inconsapevolmente, chi ha deciso questo periodo per riportare l’ora solare deve aver sentito dentro che si trattasse del momento adatto.

Con Samhain infatti si conclude la parte luminosa dell’anno e si entra nell’oscurità.

È un periodo magico e chiunque, in un modo nell’altro, lo sente. Il mattino si presenta con una nebbiolina che sale dalla terra ed ammanta i campi e i boschi e alla sera, che ora inizia presto, a volte nuvole nere corrono davanti alla luna, creando un’atmosfera misteriosa.

La natura è in pieno cambiamento, con i suoi colori sgargianti, le sue sfumature di giallo, rosso, marrone, ci dona sentimenti di serenità, ma anche un po’ di nostalgia. Quel tipo di nostalgia stranamente piacevole.

È in questo periodo che i veli tra i mondi si fanno sottili ed è possibile che interazioni con le realtà non ordinarie avvengano più facilmente.

Non è raro sognare i propri cari defunti, che ci vengono a visitare, o avere sogni e visioni particolarmente potenti e veritiere. È importante ricordare i messaggi che ci giungono in questo periodo, perché potrebbero avere molto valore e servirci più avanti.

Nella nostra società che si rifiuta di parlare di morte, persino di pensarci, questo è il periodo migliore per dedicare riti ai propri cari e agli antenati, ma anche per riflettere sulla nostra stessa condizione mortale. E quale modo migliore di farlo se non passare tempo in natura?

La natura, maestra per eccellenza, ci mostra la morte e l’oscurità da prospettive diverse.

Ci mostra che ogni morte ha un senso e serve per creare nuova vita in nuove forme, così come l’oscurità, che favorisce l’incubazione dei semi che l’anno venturo porteranno nuova vita.

Ma soprattutto ci mostra che c’è una rinascita (e ce lo ricorda il Solstizio d’Inverno a dicembre).

Samhain nel calendario agricolo è anche il terzo ed ultimo raccolto, forse quello anticamente più importante per garantire la sopravvivenza durante l’inverno. È quindi anche il momento di ringraziare la terra per i propri doni e di celebrare con banchetti ricchi di prodotti di stagione.

Dopo Samhain siamo ufficialmente nella metà oscura dell’anno. In questa società, che rifugge l’oscurità e l’idea della morte, non appena passato il giorno del 31 ottobre, più comunemente conosciuto come vigilia di Ognissanti o Halloween, si passa immediatamente ai preparativi per il Solstizio Invernale ed il Natale. Luci, addobbi e colori appaiono nei negozi e ci scordiamo (o meglio rifiutiamo) quindi, di vivere appieno il periodo liminale tra Samhain ed il Solstizio.
Questo periodo rappresenta infatti il tempo tra la morte e la rinascita, un tempo misterioso e sconosciuto e si sa: nessuno ama essere messo di fronte all’ignoto.

Per questo motivo vi invito a partecipare ad un piccolo challenge: per i primi 14 giorni di novembre resistete all’impulso di gettarvi negli addobbi e preparativi per le festività di dicembre e vivete appieno questo momento di mistero in quieta osservazione.

Dal 1° al 14 novembre postate ogni giorno qualcosa sul vostro Instagram o sulla vostra bacheca Facebook, con impostazione privacy pubblica e tag #sacreradici #challengenovembre

Cosa postare?
Foto, poesie, riflessioni, pensieri, diario del giorno… lasciatevi ispirare dalla vostra fantasia!

Donna Selvaggia e la Natura: un rapporto d’amore necessario

Ogni donna, dentro di sé, contiene l’archetipo della Donna Selvaggia. In alcune donne (diciamo pure la maggior parte) è assopita: secoli di addomesticamento e repressione hanno spinto la Donna Selvaggia giù in un angolino buio, laddove non può spaventare nessuno. Sì, perché la Donna Selvaggia può fare paura: agli uomini, ma anche alle donne stesse.
Altre invece la ritrovano, la risvegliano e la abbracciano con le sue luci e le sue ombre e non sempre è un incontro semplice.
Ella vive ogni cosa con intensità: la vita quotidiana, le emozioni, le relazioni. Vive seguendo il suo istinto più profondo e provando disprezzo verso le imposizioni, di cui cerca di liberarsi, a volte con risultati distruttivi.
Ma, nonostante tutto, è la migliore alleata di ogni donna. Lei ci permette di sopravvivere, ma anche di vivere appieno. Ci permette di accedere al nostro potere ancestrale e di essere complete ed intere, non importa cosa sia successo nel nostro passato e quante volte abbiano provato a distruggerci.
Lei è la parte più autentica di noi.

skull-690246_1280

La Donna Selvaggia è anche il nostro collegamento diretto con le nostre Antenate. Quando diveniamo la Donna Selvaggia, le nostre Antenate sono con noi, rivivono e ci donano la propria saggezza ancestrale.

A volte, anche se è sveglia e presente in noi, dobbiamo indossare una maschera per nasconderla, poiché la Donna Selvaggia non è socialmente accettata, specialmente da chi vive in modo non autentico e sconnesso.
Ogni oppressione, violenza, repressione mai subita dalle donne (in passato, nel presente e nel futuro) è causata dalla paura che l’uomo patriarcale ha del potere creativo e distruttivo della Donna Selvaggia. Quel potere incompreso e misterioso per cui la donna muore e rinasce ogni mese con i ritmi del ciclo mestruale, quel potere che le permette di essere un canale tra i mondi altri e la realtà ordinaria, di incarnare anime nel proprio grembo e darle alla luce in forma umana.
L’Uomo Selvaggio ama questa donna e corre libero nelle foreste con lei. L’uomo patriarcale la teme, la disprezza, la stupra, la tortura, la uccide.

Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, la Donna Selvaggia va risvegliata e riportata nel mondo, una donna alla volta.

 

Il Risveglio della Donna Selvaggia

IMG-20170815-WA0001

foto di Alice Rancati © vietata la riproduzione e distribuzione

Molte donne hanno il desiderio di risvegliare ed incontrare la Donna Selvaggia, ma avendo perso il contatto con lei da molti secoli, alcune non sanno come fare.
La risposta è sorprendentemente semplice: passare tanto tempo in Natura e connettersi autenticamente con Essa. Meglio ancora se in solitudine, in un cerchio di donne o in compagnia di Uomini Selvaggi.
I parchi di città, badate bene, non valgono. Essi sono solo una pallida immagine della Natura e sono inquinati non solo fisicamente, ma anche energeticamente.

La Donna Selvaggia anela le foreste, le brughiere, le colline selvagge, le spiagge isolate: tutti quei luoghi dove la mano dell’uomo non sia intervenuta pesantemente. È lì che si risveglia e rientra in possesso del proprio potere. È lì che si deve andare per incontrarla e mantenerla viva e vitale, possibilmente più di poche volte l’anno: l’ideale sarebbe ogni volta che ci è possibile (durante i week end) e non solo in estate. È importantissimo infatti connettersi con ogni stagione e tempo atmosferico.

Il modo migliore è quello di recarsi in questi luoghi con l’intento di connettersi davvero con gli spiriti di quei luoghi e con la Natura. Il silenzio, l’ascolto, piccoli rituali, canti e danze per onorarli sono tutti modi validi per lasciare che la Donna Selvaggia si esprima in tutto il suo potere. Specialmente se fatti in nudità.
Sebbene i corpi nudi siano ancora tabù nella nostra società, la nudità permette di liberarsi di quelle barriere artificiali che ci separano dal mondo naturale, ci permette di sentire ed esprimere la nostra dimensione animale. La nudità è sacra e non va “pornificata”, temuta o ridicolizzata.

Non c’è niente di più potente che immergersi in un torrente gelido nude ed alzare le braccia al cielo piene di gratitudine o di dipingersi i corpi svestiti e danzare di notte attorno al fuoco con le proprie sorelle.

È bene però, se si vogliono fare rituali in nudità, trovare luoghi appartati, dove si sa che difficilmente arriverà gente a disturbare.

La Donna Selvaggia non aspetta altro che essere svegliata: quando la incontriamo, la incanaliamo, diventiamo Lei, abbiamo accesso al Sacro Femminino più autentico. Senza di lei, invece, non siamo complete e non possiamo esprimere appieno il nostro potere.

Tieni d’occhio la pagina degli eventi per futuri ritiri per risvegliare la Donna Selvaggia.

Il mio viaggio con lo Yoga

Io sulla cima del monte Bollettone in provincia di Como

In marzo 2017 ho iniziato la scuola per diventare insegnante di yoga: un’esperienza bellissima che non avrei mai pensato di fare! Se mi aveste chiesto solo 3 o 4 anni fa come mi vedessi nel futuro non avrei mai detto “mi vedo insegnante di yoga”. È una cosa che è giunta inaspettata nella mia vita. Ma come?

Quando ero bambina mia mamma praticava yoga e spesso io la accompagnavo a lezione perché non aveva con chi lasciarmi. E io copiavo ciò che vedevo, mi piaceva molto! Poi lei ha smesso, io sono cresciuta e mi sono dedicata ad altre attività. Lo yoga è finito in un cassetto, dimenticato per molti anni.
Ho deciso poi di praticare yoga quando ero all’università, per trovare un po’ di sollievo dallo stress. Ho ritrovato il piacere di praticarlo con la stessa insegnante da cui andava mia mamma quando ero bambina, ma essendo ai tempi molto incostante ho di nuovo smesso e di nuovo è lo yoga finito nel cassetto per diversi anni.

È stato solo qualche anno fa, quando ancora abitavo in Italia, che ho ripreso con un altro insegnante molto bravo. Ed è stato un viaggio particolare di “amore ed antipatia”. Mi piaceva farlo e sentivo i benefici, ma lo trovavo molto faticoso, non riuscivo a respirare durante le pose e mi sono convinta che non facesse per me. Ho continuato comunque a praticarlo un paio d’anni, poi mi sono trasferita in Inghilterra ed essendo molto impegnata ad adattarmi alla nuova vita non ho più pensato allo yoga.
E poi una domenica pomeriggio di più di un anno fa, una giornata piovosa, fredda e buia d’inverno in cui non ero potuta uscire e quindi ero irrequieta ed annoiata, ho sentito la chiamata a praticare yoga per muovere armoniosamente il mio corpo e risollevarmi il morale basso dovuto alla tediosa giornata. Ciò che ho trovato è stato molto più di quello. Non essendo abbastanza preparata per crearmi una pratica da me, ho cercato tra i video di YouTube e mi sono imbattuta in Adriene Mishler, un’insegnante di yoga texana che offre una vasta gamma di video gratuiti. Grazie a lei ho conosciuto lo yoga Vinyasa Flow ed è stato amore. Adriene è una donna incredibile. Il suo modo di insegnare coinvolge ed appassiona. Non solo è davvero brava a spiegare e ad andare incontro a tutte le abilità, ma è anche davvero simpatica e divertente e mi ha mostrato lo yoga da un’altra prospettiva, che non è quella del raggiungere la perfezione (pose perfette, equilibrio impeccabile, iperflessibilità, ecc.), ma semplicemente di trovare in ogni asana ciò che fa stare bene: il suo motto è infatti “Find what feels good” (“Trova ciò che ti fa stare bene”). All’improvviso ogni resistenza che avevo provato in passato verso lo yoga è sparita e mi sono ritrovata appassionata e felicissima di praticarlo. Ho anche partecipato alla sfida proposta da lei di praticare yoga tutti i giorni per un mese e ce l’ho fatta!

Io (a testa in giù) durante il corso insegnanti yoga mentre il mio insegnante ed una compagna dimostrano come insegnare la verticale.

Da allora il mio amore per la pratica è cresciuto e ho cercato di continuare a praticare il più possibile. Data poi la mia passione per l’insegnamento (ho insegnato pattinaggio su ghiaccio per 8 anni e insegno sciamanesimo), ho iniziato a pensare di fare un corso per diventare insegnante di yoga.
Non è stato un compito semplice. Non ero sicura, ho avuto un caso di “sindrome dell’impostore” e ho tentennato. Ma la mia passione continuava a guidarmi alla ricerca e dopo circa un anno (già!) ho trovato il corso che faceva per me, con un insegnante davvero incredibile, bravo e umile, di nome Ian Davis. Ora ho completato il mio quarto week end di corso e non posso che essere sempre più soddisfatta e contenta della mia scelta!

Questo corso infatti non è solo qualcosa che mi porterà a poter insegnare yoga, ma è anche un cammino di crescita personale e anche un po’ una sfida con me stessa.

Quello che ho imparato finora non riguarda infatti solo la pratica dello yoga, ma anche la vita in generale. Ho imparato che non bisogna mai porsi limiti o smettere di sognare e specialmente che è importante lasciarsi aperte possibilità illimitate per il proprio futuro.

SaveSave

SaveSave

Arriva in Italia il Fertility Massage! Scopri di cosa si tratta…

Nell’ottobre 2015 mi sono imbattuta per caso (ma sappiamo bene che il caso non esiste) nel sito di Clare Blake, creatrice del Fertility Massage. Curiosando nel sito ho scoperto che ci sarebbe stato un corso per diventare operatrice di questa particolare tecnica proprio a Bristol (Inghilterra) dove vivo.
Mi sono sentita chiamata senza nemmeno sapere perché: in un attimo ho realizzato che dovevo farlo. Così senza perdere tempo ho prenotato il mio posto. La cosa è davvero stranissima perché pur essendo sempre stata portata per aiutare gli altri, pulsione che mi ha portato a studiare sciamanesimo e naturopatia, non sono mai stata attratta dal massaggio in generale. Beh, sì, mi è sempre piaciuto riceverli, ma non particolarmente farli.
E invece questa particolare tecnica di massaggio mi ha attirata e solo dopo aver conosciuto Clare e aver iniziato il corso ho capito davvero il perché.
È difficile esprimere a parole cosa sia e cosa faccia questo massaggio, posso solo dire che non è solo una mera tecnica fisica, ma un rituale nutriente e rilassante che coinvolge anche la mente e lo spirito.

Inoltre mi preme anche chiarire che nonostante il nome NON si tratta di un massaggio meramente volto alle donne con problemi di fertilità o che vogliano figli, ma è per tutte le donne di tutte le età con problemi mestruali, ormonali, digestivi ecc. Un grembo fertile e sano è infatti importantissimo anche per le donne che non vogliano figli. Trovate maggiori informazioni nel sito italiano.

Per presentare questa meravigliosa tecnica in Italia, ho deciso di intervistare Clare, così che possa lei stessa spiegarvi il suo Fertility Massage.

Clare Blake mentre dimostra il Fertility Massage durante il mio training

Com’è nato il Fertility Massage?
Clare: La mia passione per la fertilità è nata quando ho trascorso due anni a lavorare come Doula, aiutando le donne a prepararsi al parto; durante questo periodo ho letto un libro di Thomas Verney chiamato “Vita segreta prima della nascita”. Si tratta di un libro sull’effetto delle emozioni presenti dal concepimento fino alla nascita, e su come i bambini memorizzino questi sentimenti. Nel libro ci sono un sacco di storie vere, favolose e incredibili, di bambini che ricordando le emozioni e le conversazioni di quando erano nel grembo materno.
Mi sono così appassionata al concepimento consapevole ed ho iniziato ad aiutare le coppie ad essere psicologicamente e fisicamente più sane possibili così da aiutarle a concepire i propri bambini.
Più massaggiavo le donne e i loro grembi, più mi rendevo conto di quanto fosse importante la salute del grembo prima del concepimento e di quanto siamo disconnesse dai nostri grembi, specialmente nell’occidente. Per me è quindi importante che le donne siano connesse col proprio grembo, soprattutto prima del concepimento, perché questa connessione aiuta energeticamente a “chiamare” il bambino e a connettersi con esso. Ho studiato vari tipi di massaggio per più di 15 anni, ho imparato diverse tecniche nei vari paesi in cui ho viaggiato (specialmente Asia, Africa e Australia) ed ho unito tutte queste tecniche in quello che è oggi il Fertility Massage. Mi piace giocare con le tecniche e scoprire come possano aiutare il corpo a rilasciare le emozioni che rimangono bloccate nella forma fisica, quindi il massaggio si evolve continuamente

È un massaggio adatto a tutte le donne? Da che età si può iniziare a ricevere?
Clare: Durante il mio viaggio di insegnamento del Fertility Massage è apparso chiaro che sia una tecnica adatta a tutte le donne di tutte le età. Un grembo fertile è un grembo creativo, al quale dovremmo essere connesse da prima del menarca alla menopausa ed oltre. Questa tecnica si concentra sul risvegliare la saggezza ed il potere del grembo delle nostre clienti e le aiuta a trovare la propria energia creativa interiore e a lasciarla brillare.

Quali sono i benefici del Fertility Massage?
Clare: I benefici principali da un punto di vista fisico sono una migliore circolazione (di sangue, ormoni, ossigeno), una migliore disintossicazione del corpo dalle tossine, una libertà di movimento degli organi riproduttivi migliorata grazie alla manipolazione dei tessuti cicatriziali, delle adesioni e delle restrizioni all’interno dell’area pelvica: tutto questo risulta in un ciclo mestruale più sano. Il Fertility Massage ha un’azione positiva anche su diversi disturbi digestivi e sui dolori della parte bassa della schiena. In ambito emotivo, la terapia permette alle donne di connettersi con la propria interiorità per scoprire quali possano essere i propri blocchi emozionali. Questa consapevolezza che viene donata attraverso tocco e l’essere sostenute in uno spazio sicuro, permettono alle donne di lasciar andare i blocchi ed essere libere.


Personalmente ho trovato il corso talmente illuminante e coinvolgente che ho deciso di organizzarlo in Italia per dare l’occasione ad altre donne di diventare operatrici vivendo un’esperienza incredibile di vera Sorellanza (di quelle che cambiano la vita!) e dando così accesso al Fertility Massage a tantissime donne che potranno beneficiarne grazie alle nuove massaggiatrici.
Il corso finirà il 9 aprile 2017 e vi saranno 14 donne che arrivano da tutta Italia (una dalla Svizzera!) e che saranno abilitate a praticare il Fertility Massage! Ecco i loro nomi e dove potete trovarle se siete interessate a ricevere dei trattamenti di questa stupenda tecnica!

LOMBARDIA
Alessandra Gugliara – Usmate Velate, Monza e Brianza
tel: 392 0069416 – email: alessandragugliara@hotmail.com
sito: www.facebook.com/shiatsualchemy

Bianca Amelia Silva – Vigevano, Pavia (pratica anche a Milano e Firenze)
tel: 339 668453 – email: bianca.amelia.moonlight@gmail.com
sito: www.facebook.com/bianca.silva

Cora Erba – Macherio e Villasanta, Monza e Brianza
tel: 392 2932963 – email: cora@lotusharmony.org
sito: www.lotusharmony.org

Guya Ghirimoldi – Lomazzo, Como e Merate, Lecco
tel: 346 7061414 – email: guya.kn@hotmail.it

Khadija Cirafici – Villasanta, Monza e Brianza
tel: 339 7014678 – email: khadija@lotusharmony.org
sito: www.lotusharmony.org

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

VENETO
Silvia Bonamin – Tombolo, Padova
tel: 348 3907614 – email: info@lunainpesci.it

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

LIGURIA
Alessandra Sorrenti – Ventimiglia, Imperia
tel: 347 7413802 – email: alessandra.sorrenti@libero.it

Debora Augustoni – Ceriale, Savona
tel: 338 9989798 – email: dede1970@alice.it
sito: www.facebook.com/debora.augustoni

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

EMILIA ROMAGNA
Raffaella Ciccarello – Rimini

tel: 340 3957617 email: raffaellaciccarello@gmail.com
sito: www.coloridelbenessere.com

Tina Massariello – Traversetolo, Parma
tel: 349 2566849 – email: tinamassa77@gmail.com

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

TOSCANA
Cristina Conti – Livorno
tel: 339 1164331 – email: conti.cristi@gmail.com

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

LAZIO
Eleonora Schina – Roma
tel: 392 3054089 – email: exinas78@gmail.com

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

SARDEGNA
Marianna Farci – Assemini, Cagliari
tel: 347 7941305 – email: laculladeltempio@gmail.com

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••.

SVIZZERA
Paola Cavadini – Vacallo
tel: 0041796337147 – email: poldach@gmail.com
sito: www.ebpc.ch

Dee solari e Madre Renna: un Solstizio d’Inverno al femminile

The Reindeer Goddess

The Reindeer Goddess di Judith Shaw

Il Solstizio d’Inverno nelle regioni boreali è un momento magico dove il buio regna per lunghe ore sulla Terra. Dal Solstizio d’Estate le ore di luce si accorciano progressivamente fino a portare alla notte più lunga dell’anno. Più si va a nord e più le ore di buio sono numerose. In alcune zone dell’estremo nord il sole non si vede anche per un periodo lungo fino a 6 mesi, creando il fenomeno chiamato “notte polare”.

Al giorno d’oggi, con tecnologia, case calde e cibo nei supermercati sempre a disposizione, l’inverno per noi è confortevole. Ma ai tempi dei nostri antenati portava incertezza e paura, specialmente nelle zone più fredde.
Si capisce quindi perché una celebrazione come quella del Solstizio d’Inverno, dedicata al ritorno del sole, alla rinascita, fosse necessaria e benvenuta.

La notte più lunga dell’anno era chiamata “Notte delle Madri” e divenne poi, con la cristianizzazione, la vigilia di Natale, spostata quindi al 24 dicembre. Il nome deriva dal fatto che in questo periodo la Dea Madre (conosciuta con nomi diversi a seconda delle aree geografiche) attuava la sua magia di rinascita nutrendo i semi delle future piante primaverili nel suo grembo.
La maggior parte delle moderne tradizioni natalizie non solo viene dalle antiche tradizioni pagane, ma in particolare dal culto della Dea: l’utilizzo dell’agrifoglio, gli alberi di natale, il vischio, le candele e sì, anche Babbo Natale, hanno origine dalle Dee del Sole.
Sì, avete capito bene… DEE del sole! Astro che viene di solito erroneamente connesso a divinità maschili (ma questa è un’altra storia…).

Dea Saule

Dea Saule, artista non trovata

Saule, la dea del sole e della luce della tradizione lituana e lettone, volava nel cielo solstiziale su una slitta trainata da una renna cornuta, ovvero femmina poiché le renne maschi perdono i loro palchi durante l’inverno. Viaggiava in compagnia del suo fabbro, che  aveva forgiato una coppa d’oro in cui Saule raccoglieva le sue lacrime che si trasformavano poi in ambra. Mentre volava sui boschi, le montagne e le pianure, ella lasciava cadere queste gocce d’ambra (che ricordano i raggi del sole) e delle mele sul mondo degli umani. Era anche una dea filatrice, che filava i raggi del sole e li mandava sulla terra.
Saule governava tutte le fasi della vita: nascita, morte, rinascita, salute e benessere. Lei era il sole e conduceva la sua slitta ogni giorno nel cielo. Accoglieva anche le anime dei morti nel suo albero di mele ad Ovest.

Beiwe era la dea del sole dei Sami (o Lapponi), popolo dell’estremo nord che sopravvive in un ambiente freddo e da noi considerato inospitale grazie alle renne. Ella nutriva i Sami e le loro renne e li aiutava a mantenere la salute fisica e mentale durante i lunghi e difficili mesi invernali. Volava attraverso i cieli con sua figlia Beaivi-nieida (fanciulla del sole) su un anello composto da palchi di renna spargendo fertilità e vita sulle terre sottostanti. Durante la notte del Solstizio d’Inverno, la gente lasciava offerte di burro tiepido sulle proprie soglie per aiutarla a guadagnare energie per il suo lungo viaggio nei cieli. Beiwe, come Saule, era una dea filatrice. Filatoi e lino venivano lasciati come offerte sul suo altare.

La dea nordica Frigga (conosciuta anche come Freya) era anch’ella una dea filatrice. Sedeva al filatoio durante la notte del Solstizio filando le sorti dell’anno a venire. La celebrazione del Solstizio era (ed è tutt’oggi) chiamata Yule in molti paesi del nord Europa, che ha origine dalla parola nordica per “ruota”. Questa parola viene utilizzata anche per indicare il Natale. La ghirlanda di natale che orna le nostre porte è un adattamento proprio della ruota del fato di Frigga o Freya, che rappresenta la natura ciclica della vita.

Rozhanitza, dea dell’inverno della tradizione slava, era anche lei correlata alle renne ed al Solstizio invernale. Viene rappresentata come Dea cornuta con un palco di corna di renna sulla sua testa. Ricami bianchi e rossi venivano creati per lei durante le celebrazioni del Solstizio. Nel giorno della sua festa, il 26 dicembre, venivano cotti dei biscotti a forma di renna da regalare e da mangiare in compagnia.

Ricamo raffigurante Rozhanitza

Ricamo tradizionale raffigurante Rozhanitza, fonte immagine non trovata

Prima che nascesse il mito di Babbo Natale, con la sua slitta trainata da renne che portano tutte nomi maschili, era la renna femmina che nelle storie trainava le slitte delle dee del Sole ed era conosciuta come Madre Renna. Questo perché la renna femmina è più grossa e forte del maschio e mantiene il suo palco di corna durante l’inverno, mentre il maschio lo perde (quindi anche le renne di Babbo Natale, sempre raffigurate con maestose corna, sono in realtà femmine!).

Fin dall’inizio dell’era Neolitica, quando la Terra era molto più fredda e le renne erano più diffuse, la renna femmina era venerata, specialmente dai popoli del nord. Lei era considerata la “madre portatrice di vita”, la leader della mandria dalla quale dipendeva la sopravvivenza della gente. I clan seguivano lei e la mandria durante la migrazione per assicurarsi latte, cibo, vestiario e riparo.

Renna nel mondo antico

Rappresentazione della renna nel mondo antico

Dalle Isole Britanniche alla Scandinavia, dalla Russia alla Siberia e attraverso lo stretto di Bering la renna femmina era una riverita figura spirituale associata con la fertilità, la maternità, la rigenerazione e la rinascita del sole (tema del Solstizio d’Inverno). Le sue corna adornavano santuari ed altari, venivano seppellite in rituali funebri ed indossate da sciamane e guaritrici. La sua immagine veniva incisa nella roccia, tessuta in vesti cerimoniali, forgiata in gioielli, dipinta sui tamburi e tatuata sulla pelle.
Veniva raramente rappresentata a terra e più spesso raffigurata mentre saltava o volava. Le sue corna venivano associate all’albero della vita e raffigurate con uccelli appoggiati sui suoi “rami” insieme a sole, luna e stelle.
Attraverso le terre del nord era la Madre Renna prendeva il volo nel buio del vecchio anno per portare luce e vita nell’anno nuovo.

Nelle leggende siberiane la renna prendeva il volo ogni inverno dopo aver ingerito l’Amanita muscaria, il fungo più facilmente riconoscibile da tutti: rosso con puntini bianchi. Gli sciamani assumevano anch’essi questo fungo magico e viaggiavano nelle realtà non ordinarie con le renne, alla ricerca della visione.
Per questa sua qualità di viaggiatrice tra i mondi, la renna è anche considerata animale psicopompo, ovvero che accompagna le anime dei morti nell’aldilà.
Altre leggende raccontano di come le sciamane indossassero vesti rosse a pallini bianchi e regalassero amanite alla gente, lasciandole cadere nei camini delle capanne e tende (della serie: festeggiamo selvaggiamente!).

Renna che mangia amanita

Renna in procinto di mangiare Amanita muscaria, Fonte immagine non trovata

Nonostante alcuni associno questo tradizionale vestito alle origini pagane di Babbo Natale, sembra che non si tenga conto del fatto che fossero solo le donne ad indossare vesti bianche e rosse corollate di pelo e cappelli di feltro rossi o corna di renna. Le vesti cerimoniali delle donne medicina della Siberia e Lapponia erano verdi e bianche con un cappello a punta rosso, manopole in pelo di renna e stivali con la punta arrotolata… vi ricorda qualcosa?

Kichko

Kichko, antico sacro copricapo cornuto indossato dalle sciamane russe

Considerando che la maggior parte degli sciamani della regione erano donne è probabile che il costume di Babbo Natale abbia origine proprio da loro. Ed è anche molto probabile che queste donne fossero le prime ad intraprendere viaggi sciamanici insieme alle renne nella notte più lunga dell’anno. E mentre queste donne sono oggi per lo più dimenticate, la Madre Renna vive ancora nell’immaginario collettivo, nei biglietti d’auguri di natale, nelle tipiche decorazioni e nelle fiabe sulle renne volanti di Babbo Natale. E nonostante la maggior parte delle persone non la riconoscano per quella che è, sono convinta che qualche parte profonda di noi ancora ricordi l’originale Mamma Natale che portava luce e vita nel mondo.

Per questo, durante il Solstizio d’Inverno, vi invito a prendere un momento per ricordare le antiche dee dell’inverno e le loro magiche renne. Guardate fuori dalle vostre calde e confortevoli case nel freddo e nell’oscurità della notte e, nella sacra notte della rinascita del Sole, cercate la Madre Renna volare nel cielo invernale trasportando l’albero della vita nelle sue corna.

Felice Solstizio d’Inverno!

Alice

Madre Renna

Madre Renna e l’albero della vita, fonte immagine non trovata

Fonti articolo:
* Gather Victoria
* Feminism and Religion

Il lato oscuro dell’essere pieni di luce e le bugie della New Age

Tipiche immagini che accompagnano i suddetti articoli. Autore immagine non trovato.

Tipiche immagini che accompagnano i suddetti articoli. Autore immagine non trovato.

Sempre più spesso mi capita di leggere articoli di due tipologie.
I primi sono del tipo “ATTENZIONE!!! PORTALE IN APERTURA!!!!!!! Grossi cambiamenti in arrivo! Pace, Amore, Guarigione! Gli esseri di Luce ci guidano ed aiutano a guarire l’umanità!!!!”.
I secondo invece vanno nella sfera personale:”I 40 sintomi per capire se sei un risvegliato illuminato e se le cellule del tuo corpo stanno facendo il salto quantico!!!”.
Vi possono essere diverse variazioni ai titoli d’esempio di cui sopra.

Ma analizziamo queste tipologie di articoli.
Articoli del primo tipo escono in continuazione. A sentire chi li scrive e condivide sembra che si aprano di continuo questi “portali magici” che portano cambiamenti positivi. Fosse vero, con tutti i portali che si dovrebbero essere aperti negli ultimi anni, a questo punto dovremmo avere la pace totale nel mondo, la cura a tutte le malattie esistenti, il paradiso sulla Terra e la gioia perpetua.

Gli articoli del secondo tipo invece sarebbero proprio divertenti, se non fossero anche pericolosi. Elencano numerosi sintomi comunissimi del tipo “mal di testa ricorrenti”, “battiti del cuore accelerati”, “raffreddori e influenze”, “vampate di calore”, “problemi di circolazione”, ecc…
praticamente sintomi che tutti sperimentano a causa di stili di vita sbagliati e stressanti o di patologie.

Si potrebbe pensare che per quanto ridicoli questi articoli siano innocui, ma purtroppo non lo sono.
Entrambi ci invitano alla deresponsabilizzazione totale: il mondo va a rotoli? Basta aspettare che si aprano i portali magici e andrà tutto bene (chiaro invito all’atteggiamento “aspetta e spera” ed a non muovere un dito, tanto ci pensano gli alieni/gli angeli/i portali ecc.). Hai sintomi e problemi di salute? Non preoccuparti!! Sei un risvegliato! Fa niente se hai aritmie cardiache 15 volte al giorno, non perdere tempo con una visita cardiologica… è solo il salto quantico!
Senza contare che i commenti sotto a questo tipo di articoli lasciano intuire il danno che attuano: gente che si vanta di avere tutti i sintomi (cari miei, fatevi vedere!), ego pompati dall’idea di essere migliori e superiori in quanto “risvegliati”.

Lasciamo poi perdere che se si tenta di controbattere e far notare che è bene prendersi le responsabilità dei propri sintomi e del benessere della società, si viene accusati di non essere “risvegliati”, di non capire e non sentire le energie e quindi di essere arrabbiati e invidiosi. Il tutto con tono paternalistico finto-gentile.

Arte di Saibel

Arte di Saibel

Ed ecco che arriviamo all’altro lato oscuro della New Age: la finzione totale di essere pieni di luce e amore e di non provare alcuna di quelle orribili emozioni terrene quali rabbia, paura, ecc.
La finta gentilezza è una maschera che nasconde malamente una rabbia repressa che non si vuole esprimere per non farsi vedere per ciò che si è: semplicemente umani.
Il rifiuto totale di quelle emozioni considerate negative crea moltissimi danni: ognuno di noi è composto da luce ed oscurità. L’oscurità è reale e non se ne va perché si fa finta che non esista in noi. Rimane lì e anzi cresce e cresce perché non trova sfogo.
Non ho mai visto tanta cattiveria come quella che c’è proprio tra coloro che fingono di essere buoni, pieni di luce e privi di rabbia.

La vera consapevolezza, tanto predicata da costoro, consiste nel riconoscere ed accettare le nostre responsabilità e l’oscurità che vive in noi, perché anch’essa ha la sua importantissima funzione nel mantenere l’equilibrio. Siamo qui per vivere l’esperienza umana al 100%: prendere o lasciare. Ma se si lascia e ci si nasconde dietro una finta perfezione fatta solo di luce e amore, si vivrà un’esistenza incompleta e insoddisfacente.

Analisi delle modalità patriarcali nei movimenti femminili

Women Singing Earth Mary Southard

“Women Singing Earth” di Mary Southard

In questi ultimi anni abbiamo assistito – e stiamo tutt’ora assistendo – ad una forte crescita di movimenti legati al Sacro Femminino. Nascono tende rosse, cerchi di donne, scuole, templi, rituali, training e la cosa è bellissima ed eccitante.

Ne abbiamo bisogno. Immensamente.
Ma all’interno di questi movimenti si nascondono spesso modalità patriarcali e questo finisce per creare più danni che benefici.

Se ci pensiamo bene è normale che in molti di questi ambienti vengano attuati schemi maschili. Purtroppo noi donne siamo da millenni soggette ad una società fallocentrica e patriarcale: attuiamo ciò che conosciamo con le modalità che conosciamo.

Ed ecco che qui nasce la vera sfida: trovare/ritrovare e sperimentare nuove modalità che siano davvero femminili e non una pallida copia dei (tristi) sistemi già esistenti.

Ma dove si nascondono le modalità patriarcali? Come si travestono?

Personalmente ne ho individuate parecchie.

Sono quei movimenti per la massa che parlano di attivazioni e iniziazioni di un week end (o meno) – dietro lauto compenso – che danno il diritto ad ammantarsi di titoli altezzosi e lavorare con fasce fragili di persone bisognose, spesso con problemi di salute fisica e mentale. Non importa se alle spalle non vi è alcuna esperienza: basta pagare, ascoltare la guru di turno qualche ora e voilà! Tutto fatto, andate e guarite le altre donne: chiamatevi sciamane, sacerdotesse, guaritrici perché avete fatto una formazione di due giorni!

Sono quei movimenti che propongono rigide gerarchie, ma non mettono regole e non controllano in alcun modo i propri “prodotti”, lasciando che ognuna si comporti come meglio crede, spesso affossando tutta la categoria.

Sono quelle donne che lasciano che gli altri le mettano su un piedistallo e le adorino, spesso lasciandosi trattare come vere e proprie guru e maestre di vita, se non divinità.
E qui rientra in gioco la mancanza di esperienza, perché bisogna saper trattare con la gente, bisogna saper mettere paletti e confini spingendo da parte il proprio ego, bisogna anche saper dire di no e riconoscere se ci sono dei disturbi mentali con cui è meglio non giocare a fare la piccola guru.

Sono quei falsi ideali che fanno credere che il successo si basi su quanta gente ti segue, quanti soldi guadagni e quante ti considerano una specie di divinità dalle cui labbra pendere.

Sono quelle donne che anche laddove è richiesto specificamente che una pratica sia gratuita, chiedono ugualmente soldi anche quando non è necessario (spesso tanti!).

Sono coloro che propongono le proprie credenze personali come verità assoluta e chi non è d’accordo è “il nemico”.

Ed infine sono quelle donne che senza affrontare un vero e proprio percorso di guarigione e crescita loro stesse, lo propongono alle altre, insegnando superficialmente e creando una lunga serie di ego mostruosi, che a loro volta avendo imparato così, ne creeranno altri.

Autrice sconosciuta

Autrice sconosciuta

Siamo nella società patriarcale del tutto e subito: non è raro vedere, ad esempio, donne che propongono seminari di sciamanesimo in cui in 4 ore si impara a viaggiare e si fanno subito pratiche difficilissime che richiedono anni di sedimentazione e preparazione (recupero dell’anima, studi delle vite passate, estrazione sciamanica, ecc.).

Sono queste le cose che dobbiamo trasformare secondo le modalità femminili di accoglienza, amore, comprensione e compassione. Rallentare, andare per tappe senza forzare le cose, lavorare su se stesse prima di insegnare alle altre e continuare costantemente la propria formazione e guarigione personale, prepararsi seriamente e chiedere un compenso giusto ed equilibrato.

C’è bisogno che le donne si uniscano, si centrino nel proprio cuore e nel proprio grembo e si connettano con la vera natura del Sacro Femminino per reinventare questo mondo dominato dal patriarcato.

In bellezza,

Alice

Brigid: simbolismi ed energie

Brighid by Wendy Andrews

Brighid by Wendy Andrews

Ci avviciniamo alla festa di Imbolc, il culmine del periodo dedicato alla dea Brigid. Ecco quindi che, come atto di devozione, voglio parlare di Lei. Così bianca, pura e leggera.

Brigid (pronuncia “Breed”), figlia di Dagda dei Tuatha de Danaan (anche Brigit, Bride, Brighde, Bridie, Brighid, Ffraid, Braint, Brigantia), è una divinità dell’area celtica venerata specialmente in Irlanda, ma anche in tutte le isole britanniche.

Questa dea però non è estranea alla tradizione Italiana, dato che l’intero territorio della Brianza (che deriva dal nome Brigantia), è dedicato a lei.

Inoltre è molto conosciuta in tutta Europa come Santa Brigida, poiché durante la cristianizzazione dell’Irlanda la gente, molto affezionata a lei, iniziò a venerarla sotto questo aspetto.

Non parlerò della sua storia, di cui si trovano facilmente saggi ed articoli molto consistenti e completi, ma parlerò dei simbolismi a Lei legati e delle sue energie.

Brigid è una triplice dea fanciulla e questa sua triplicità è rappresentata da tre volti e tre fiamme: la fiamma dell’ispirazione (specialmente poetica), la fiamma della guarigione e la fiamma della forgia del fabbro.
Abbiamo dunque una dea strettamente legata all’elemento fuoco, uno dei suoi simboli. Il fuoco è legato al Sole e possiamo quindi affermare che Brigid sia una dea solare. Nonostante questo, ha anche degli aspetti lunari, come vedremo in seguito.

Il simbolo principale di Brigid è la “Brigid’s cross” (croce di Brigida), una croce – spesso formata da rami ed erba secca – che prevede una forma quadrata al centro e quattro braccia che si diramano da essa. Questa croce è di origine precristiana ed è chiaramente legata alla croce solare. E’ tradizione costruire croci di Brigid durante la festa di Imbolc (1 o 2 febbraio a seconda delle tradizioni) e appenderle poi alle porte e finestre a protezione della casa da ogni male.

Brigid è anche spesso raffigurata accompagnata da animali, tra cui possiamo trovare il cigno, il lupo, il serpente, l’agnello e la giovenca.

L’agnello e la giovenca sono entrambi strettamente legati al concetto di latte materno, sostentamento primario di ogni nuova vita (tra i mammiferi). Abbiamo quindi simboli di nuovi inizi, nuova vita, fanciullezza, leggerezza, nutrimento, purezza. Questo legame con il nutrimento materno ci ricorda che Brigid è anche legata alla nascita ed è considerata protettrice delle levatrici e delle partorienti. Si dice che invocarla durante il parto sia di buon auspicio per la madre ed il bambino.

Arte di Wendy Andrew

Brighid Light di Wendy Andrew

Il cigno è un simbolo molto potente che racchiude in sé molti significati. E’ un animale che ci fa pensare alla purezza, alla grazia, alla bellezza. Il cigno vive tra l’aria e l’acqua e rappresenta dunque questi due elementi. E’ un animale fortemente lunare ed è qui che troviamo quindi questo aspetto della dea Brigid legata alla Luna.

Anche il lupo è legato alla Luna, ma anche all’idea di forza, branco (unione), natura selvaggia. E rappresenta proprio quel lato selvaggio della donna che ha bisogno di essere profondamente connessa alla Natura e di riunirsi in gruppo per unire il proprio potere a quello delle proprie sorelle.

Il serpente è invece un simbolo che ricorda il maschile e quindi richiama l’idea di fertilità, l’unione del maschile e del femminile, ma anche il rinnovamento. Il serpente cambia pelle liberandosi di quella vecchia: un chiaro simbolo di abbandono di ciò che non ci serve più a favore di nuovi inizi più consoni a noi.

Oltre agli animali totemici, troviamo tra i simboli legati alla dea Brigid anche delle piante, specialmente il bucaneve e il sorbo.

Il bucaneve è un piccolo fiore che prende il nome proprio dalla sua caratteristica di crescere nonostante la neve, bucandone la superficie per farsi strada nel mondo. E’ un fiore che richiama anch’esso grazia, bellezza, delicatezza, ma allo stesso tempo forza e determinazione. Anch’esso è simbolo lunare, ma anche molto legato all’elemento Terra.

Il sorbo è invece un albero (Rowan in inglese) molto importante nella tradizione druidica e nel folklore delle Isole Britanniche. Esso è parte dell’alfabeto Ogham ed è legato all’elemento fuoco proprio come Brigid. I poteri ad esso riconosciuti sono quelli di protezione ed ispirazione, ma ha anche proprietà curative grazie alla vitamina C contenuta nelle sue bacche.

Come vediamo dalla simbologia il colore prevalente legato alla dea Brigid è il bianco: classico simbolo di purezza, nutrimento (latte), verginità arcaica, fanciullezza, leggerezza.

Ed ecco quindi che questi sono i temi di Brigid e le energie che ci porta:

Brigid è una Dea d’Amore e Leggerezza. Quella Leggerezza tipica della fanciullezza.
Con Lei arriva il Risveglio della Natura, spuntano i primi fiori precoci che portano allegria e bellezza.
Le giornate si allungano un po’ ogni giorno, riaccendendo in noi la Fiamma vitale della Rinascita.
Brighid The Flaming Arrow di Helena Nelson Reed

Brighid The Flaming Arrow di Helena Nelson Reed

Brigid è candida e pura e ci dona un po’ della sua purezza, da intendersi nel senso più arcaico del termine, ovvero come legame puro e selvaggio con tutto ciò che ci circonda.

Brigid è fuoco: il fuoco della guarigione, dell’ispirazione e della forgia che crea.
Brigid è acqua: candido cigno che nuota tranquillo in acque profonde, senza paura.
Brigid è aria: come quando il cigno prende il volo seguendo venti profumati di primavera.
Brigid è terra: bucaneve che si fa strada attraverso il suolo per raggiungere la Luce.
E’ una Dea completa che racchiude in sé tutti gli archetipi e gli elementi.
Connettersi alle sue energie durante il periodo di Imbolc è molto importante e ci permette di percepire il cambiamento che avviene in Natura in questo momento.
E’ possibile farlo passeggiando nella natura, osservando e ascoltando, costruendo croci di Brigid ed offrendo latte e miele alla Terra.
Inoltre potete scaricare gratuitamente una visualizzazione per incontrare la dea Brigid cliccando qui e ascoltare meravigliose canzoni dedicate a Lei sul mio canale Youtube.

 

The Coming of Bride di John Duncan

The Coming of Bride di John Duncan

Modranicht, la Notte delle Madri

Arte di Genevra Brown

In questa vigilia di quello che nel mondo cristianizzato è chiamato “Natale”, in un’atmosfera di gioia e calore che tocca il cuore di tutti (o quasi), mi preme riportare in luce un’antica memoria dimenticata.
Nel mondo antico questa sacra notte era infatti dedicata alle “Madri” e prendeva il nome, nell’area germanica, di Modranicht o Modresnacht.

Ma chi erano queste Madri?
Si trattava di un gruppo di divinità femminili adorate dai popoli celtici, anglosassoni e romani da centinaia di secoli, di cui si trova traccia in innumerevoli intagli votivi, statue, santuari datati tra il 1° ed il 7° secolo DC. Esse erano associate ai fiumi, alle montagne, alle sorgenti ed agli alberi. Erano spesso rappresentate a gruppi di tre e ritratte mentre cullavano neonati, reggevano cesti di frutti e grano o cornucopie a simbolizzare la fertilità ed i doni della Madre Terra. Nel mondo romano erano conosciute come Matronae.

Il monaco Bede, nel 725 DC, ci parla di questa notte accennando al suo nome e ad alcuni rituali che si svolgevano, senza però entrare particolarmente nei dettagli. Ricostruzioni storiche ci parlano di grandi celebrazioni e banchetti a base di cinghiale, oca, pesce, zuppa di ortica, funghi, torte al formaggio, egg nog (un liquore tipico del periodo), idromele e torte a base di miele, che erano tradizionalmente dedicate alle divinità femminili da tempi immemori.
Dall’Egitto, alla Grecia, all’Impero Romano ed infine ai Paesi Nordici, le donne cuocevano torte di miele da dedicare ad Asherah, Ishtar, Artemide e Demetra e molte altre Dee, come la nordica Freya e la celtica Brigit.

Queste torte di miele servite durante la Notte delle Madri, erano considerate magiche, portatrici di fertilità e di buon auspicio per il resto dell’anno.

Anche oggi sopravvivono, seppur sotto mentite spoglie, tradizioni simili e spesso riguardano proprio la cucina, da sempre regno magico delle donne. Proprio perché la preparazione del cibo è sempre stata più femminile che maschile, alcune ricette tradizionali ci sono arrivate inviolate dai secoli addietro, poiché mentre gli uomini erano occupati a spadroneggiare con la violenza e a fare crociate contro le antiche divinità, nessuno si occupava delle povere serve che lavoravano in cucina e che si tramandavano tradizioni e ricette di generazione in generazione. Forse quegli uomini, nella loro cieca sete di potere, non sapevano che un giorno quelle ricette sarebbero state preziosi indizi che avrebbero riportato in vita le tradizioni che loro si sono tanto impegnati a tentare di eliminare.

Ricordando queste antiche tradizioni contribuiamo a ri-membrare la Dea e a riportare nel mondo una visione gilanica più equilibrata e sana, ritrovando la connessione con le sacre Antenate che ce le hanno tramandate, spesso nascoste in indizi insospettabili e golosi.

Buona Notte delle Madri a tutte e tutti!

Alice

matronae

Fonti:
*http://gathervictoria.com/2015/12/16/cranberry-hazelnut-peppermint-honey-cake-hail-to-the-mothers/
*https://en.wikipedia.org/wiki/Mōdraniht

Le Doule della Morte

Rick Buck with his wife Kathy Fedori their son Julian and death midwife is Sarah Kerr performing a ceremony in the couple's home in Calgary, Alberta, March 2, 2015. Photograph by Todd Korol

Ci avviciniamo alla festa di Samhain, più conosciuta da molti come Halloween. Si tratta di una celebrazione dalle origini antichissime che marcando la fine dell’Estate, ovvero il passaggio dalla parte luminosa dell’anno a quella oscura, ci ricorda anche il necessario passaggio della Morte.

Nella nostra società la Morte è un grosso tabù e come molte altri normali passaggi viene medicalizzato e in qualche modo allontanato dalla quotidianità. Quando qualcuno è malato o molto vecchio, infatti, si tende generalmente a lasciare che siano altri ad occuparsi di lui o lei. Si tende ad assumere personale infermieristico o parainfermieristico, quando non a ricoverare la persona.
In questo modo si relega la Morte in un angolino e si cerca di pensarci il meno possibile.

In passato, invece, la gente rimaneva a morire a casa propria, accudita dai propri cari e dalla comunità. Questo succede anche oggi in molte culture lontane dalla nostra ed è un atto che porta moltissimi vantaggi: più tempo con i propri cari che stanno per lasciarci, più tempo per dire cose non dette e risolvere irrisolti, un approccio più diretto e sereno con la Morte.

Ed è qui che torna alla luce, per fortuna, la figura della Doula della Morte. Queste figure sono sempre esistite, sicuramente con nomi diversi a seconda dell’area del mondo, ma sono svanite nell’occidente proprio con la medicalizzazione dell’ultimo passaggio della Vita.

Ma cos’è una Doula della Morte?
Innanzitutto è bene sapere che di solito la parola “Doula” è collegata alla nascita. La Doula infatti è una donna che si occupa di seguire una donna e la sua famiglia durante il pre-concepimento, la gravidanza, il parto e il post parto. E’ una figura preziosa che può fare la differenza in un momento molto delicato della vita di una donna: il passaggio a Madre, che comporta tantissimi cambiamenti difficili, insieme ovviamente alla gioia.

Una Doula della Morte invece si prende cura del morente e della sua famiglia e segue adeguatamente e con amore tutte le fasi, compreso l’aiutare la famiglia a ricomporre la salma dopo che la persona ha lasciato il suo corpo. Anche questo è un atto che aiuta moltissimo la famiglia in lutto e che abbiamo totalmente dimenticato, affidando il compito agli impiegati delle pompe funebri.

Il suo compito, riassumendo, è quello di rendere la morte un’esperienza più serena possibile sia per il/la morente, sia per la famiglia.

Queste figure stanno diventando lentamente più numerose e conosciute e si stanno diffondendo insieme alle Doule della Nascita. Forse perché c’è un fortissimo bisogno di ritornare alle origini, ad un mondo dove i naturali passaggi della Vita non vengono medicalizzati e resi anormali.

Come si diventa Doula della Morte?
Nel Nord America ed in Inghilterra stanno nascendo molti training specifici, ma sicuramente ci vuole una profonda dedizione e preparazione: in un compito del genere non ci si può e non ci si deve improvvisare. Di certo serve avere un background spirituale legato allo sciamanesimo e possibilmente anche un minimo di preparazione medica e psicologica, oltre che un’esperienza diretta di accudimento di morenti ed un grosso lavoro interiore personale con la Morte alle spalle. In Italia al momento non esistono scuole o corsi del genere, anche se esistono seminari sciamanici dedicati alla morte ed al morire, come ad esempio uno dei seminari avanzati della Fondazione Studi Sciamanici, che può essere un punto di partenza per un lungo percorso di approfondimento, nella speranza che questo tipo di training e queste figure si diffondano sempre più anche in Italia.

Per approfondire vi lascio una bellissima intervista ad una Doula della Morte uscita sul The Guardian (purtroppo in inglese, ma spero possiate trovare un modo per leggerla): Death Doulas: helping people face up to dying.

*La fotografia ritrae Rick Buck con sua moglie Kathy Fedori, il figlio Julian e la Doula della Morte è Sarah Kerr mentre tiene una cerimonia a casa della coppia di Calgary, Alberta, 2 Marzo 2015. Fotografia di Todd Korol