Mestruazioni: ecco le alternative ecologiche per gestirle!

Un aspetto importantissimo della spiritualità naturale e femminile è l’ecologia. Prendersi cura della nostra Madre Terra, unico pianeta che abbiamo disponibile, è assolutamente essenziale in un percorso spirituale legato alla Natura.
Vi sono ovviamente molti modi per farlo, uno dei quali sono le alternative ecologiche ai classici prodotti usa e getta per gestire le mestruazioni, di cui vorrei parlarti oggi in una piccola guida.

È purtroppo indubbio che, dato che mestruiamo per circa 40 anni della nostra vita, i classici assorbenti e tamponi usa e getta che si trovano al supermercato, contenenti plastica e prodotti chimici sbiancanti, siano fortemente inquinanti (oltre che dannosi per la nostra salute!). Basti pensare a quante miliardi di donne al mondo li usano tutti i mesi per tutta la durata del periodo fertile per rabbrividire di fronte alla qualtità di spazzatura non riciclabile che viene generata.

Per fortuna vi sono diverse alternative adatte a tutte. Vediamole insieme.

Coppetta mestruale

Molte ormai la conoscono: si tratta di una piccola coppa di silicone medicale che, inserita in vagina, raccoglie il sangue al proprio interno. Una sola coppetta può durare sino a 10 anni.
I vantaggi di questo dispositivo sono innumerevoli: è igienica e sicurissima da utilizzare, è comoda (non si sente), è economica ed ovviamente ecologica. Si può utilizzare anche in caso di flusso molto abbondante (vi sono coppette molto capienti).
Molte donne hanno pregiudizi su di essa e pensano che non sia igienica o che sia molto difficile da usare, ma nessuna di queste cose è vera. Il silicone medicale è infatti naturalmente antibatterico, inoltre si disinfetta bollendola una volta al mese per 5 minuti, mentre – riguardo alla comodità – a seconda della propria manualità si può prendere la mano già dal primo utilizzo o comunque dai successivi. Una volta imparato ad usarla, l’atto di svuotarla, sciacquarla e reinserirla non richiede più tempo di cambiare un assorbente o un tampone.
Mi preme però avvisare che la coppetta va scelta in base alle proprie caratteristiche fisiche: una coppetta scelta a caso, magari perché disponibile nella farmacia di fiducia, può creare problemi, risultare scomoda e scoraggiare le donne che la scelgono dall’utilizzarla.
Per ovviare a questo ostacolo, vi sono per fortuna vari gruppi Facebook dove donne più esperte si mettono a disposizione per aiutare nella scelta. Consiglio questo: Coppetta Mestruale Esperienze e Consigli.

Assorbenti e salvaslip lavabili

Da usare da soli o abbinati alla coppetta, sono assorbenti in cotone biologico che contengono uno strato impermeabile di un materiale chiamato “PUL”. Esistono bianchi/neutri oppure in colorate e simpatiche fantasie.
Ve ne sono di diversi tipi, esattamente come per gli usa e getta: esistono per flussi scarsi, normali, abbondanti ed esistono anche i salvaslip per i giorni di spotting. Vi sono anche modelli per il post parto.
Sono molto comodi e morbidi, al contrario degli usa e getta che contengono plastica, questi lasciano respirare meglio la pelle e non creano eritemi ed irritazioni come invece può capitare con i classici assorbenti.
Una volta riempiti, gli assorbenti lavabili vanno messi in una “wet bag”, una bustina impermeabile che li mantiene umidi per un massimo di 3 giorni e vanno poi lavati come specificato dalle istruzioni di chi li produce.

Mutande assorbenti

Un prodotto relativamente nuovo e poco conosciuto sono le mutande assorbenti.
Rispetto a qualche anno fa iniziano ad essercene tantissime marche, anche in Europa (prima andavano ordinate dagli USA). La maggior parte sono in cotone (alcune bio), mentre alcune in microfibra (che personalmente sconsiglio per motivi di igiene ed ecologia).
Si tratta di normali mutande che però offrono assorbenza (anche in questo caso vi sono vari modelli per flussi più o meno abbondanti). Ci sono tantissimi modelli, alcuni più sportivi, altri più eleganti.
Sono molto comode e come gli assorbenti lavabili lasciano respirare la pelle e non provocano irritazioni.
Si conservano e lavano allo stesso modo dei lavabili.

Spugnette mestruali

Le spugne mestruali sono un metodo antichissimo di gestione del flusso mestruale. Venivano usate dalle nostre antenate, specialmente coloro che vivevano vicine alla costa.
Si tratta di vere e proprie spugne di mare (quindi un prodotto non adatto alle vegane) che vengono inumidite e inserite in vagina, dove assorbono il sangue.
Al contrario dei tamponi non seccano le mucose proprio perché sono inumidite.
Di nuovo, abbiamo spugne di vari tipi, adatte per i diversi flussi e alle diverse conformazioni.
Si disinfettano lasciandole a bagno per circa 10 minuti con aceto di mele, bicarbonato, acqua ossigenata oppure un paio di gocce di tea tree oil (ovviamente va scelto solo uno di questi disinfettanti naturali, non vanno usati tutti insieme).

Tamponi lavabili

Tra le alternative proposte nell’articolo, questa è l’unica che non incontra il mio favore, ma ne parlo ugualmente per onor di cronaca.
Si tratta di tamponi riutilizzabili, fatti con vari materiali: ne esistono in flanella o mussolina di cotone, fatti all’uncinetto o a maglia (sempre in cotone), ecc.
Nonostante l’indubbio valore ecologico, temo che come i tamponi classici, secchino le mucose e abbiano lo stesso rischio di TSS (Sindrome da Shock Tossico) di questi.
Non li ho provati personalmente, quindi non posso esprimere un parere sulla loro comodità o meno.

Assorbenti e tamponi usa e getta biologici e biodegradabili

Mi rendo conto che non tutte le donne si sentano di utilizzare le alternative riutilizzabili, ma c’è un’alternativa ecologica (sebbene purtroppo non particolarmente economica) anche per loro.
Vi sono in fatti in vendita, di solito nei negozi bio, assorbenti in cotone biologico che sono anche biodegradabili.
Non saranno ecologici quanto le opzioni riutilizzabili, ma sono sicuramente un grosso passo avanti rispetto ai classici assorbenti da supermercato.
Anche questi sono disponibili nelle varie tipologie classiche.

Con questi chiudo la mia breve carrellata di alternative ecologiche per gestire le mestruazioni, sperando possa esserti utile!

E tu che metodo usi? O quale ti ispira più tra questi?

Ridefinire l’8 marzo

Cosa ti viene in mente quando leggi o senti dire “8 marzo”?
Provo ad indovinare: Festa della Donna. Mimose, cioccolatini, pizzata, spogliarelli…

Ma sai che l’Italia è l’unico paese al mondo a chiamarla “festa” e a “festeggiarla” in questo modo, lasciamelo dire, piuttosto volgare e privo di significato?
Nel resto del globo la sua denominazione è “Giornata Internazionale della Donna”. E non è una festa.
No, non per via del famigerato incendio della fabbrica Cotton, bufala immortale (anch’essa esistente solo in Italia), ma perché si tratta di una giornata di riflessione, commemorazione, gratitudine per tutte le nostre antenate che si batterono per dare alle donne, A NOI, diritti che non avevano.

Le donne erano infatti stufe di essere considerate come oggetti. Specialmente visto che quando iniziarono le lotte femministe delle suffragette, si arrivava da secoli durante i quali qui in occidente le donne erano una proprietà. Le figlie erano proprietà dei padri, le mogli del marito. Oggetti senza alcun diritto.

La situazione è sicuramente migliore oggi (quanto meno non siamo legalmente considerate proprietà dei nostri uomini), ma non poi così tanto. Lo sappiamo bene: ogni pochi giorni accade un femminicidio, uno stupro o un attacco verso una donna, considerata dal compagno/marito/ex/amico di turno come sua proprietà.

Per questo motivo dovremmo abbandonare l’idea di “festa” e trasformare questa giornata, come avviene negli altri paesi, in un’occasione per fare il punto, per ritrovarsi tra donne, non per recarsi a vedere spogliarelli, ma per parlare, discutere, confrontarsi, proporre idee, progetti per migliorare la nostra situazione, celebrare la femminilità ed il Sacro Femminino presente dentro di noi. E ovviamente rimembrare le nostre antenate e i loro sacrifici.

Una buona idea è anche ispirarsi al tema dell’anno proposto dall’ONU donne (UN Women in inglese). L’Unione propone infatti annualmente un tema diverso per la Giornata Internazionale della Donna.
Quest’anno (2019) il tema è “Pensa equo, costruisci in modo intelligente, innova per il cambiamento“.

Inoltre sarebbe importante che tutte (e tutti) conoscessero la storia dietro alla Giornata Internazionale della Donna. Ti invito a scoprirla leggendo la pagina dedicata su Wikipedia, estensiva, ma senza essere lunghissima, e facilmente leggibile. Ovviamente se vuoi approfondire puoi farlo su testi appositi.

Infine ci tengo a portare l’attenzione sull’importanza di chiamare questa giornata con il nome appropriato. Le parole hanno un enorme potere, chiamandola “festa”, sempre festa rimarrà e nulla verrà fatto per renderlo un giorno pieno di significato come è invece negli altri paesi. Invita quindi tutte le donne della tua vita a chiamarla Giornata Internazionale della Donna: anche solo questo piccolo gesto può fare la differenza.

Chiudo con il cuore rivolto alle antenate, che hanno subito di tutto per rivendicare il diritto ad essere considerate persone e a cui ho dedicato l’immagine dell’articolo: una foto originale di suffragette che marciano nella Londra Edoardiana. (Fonte: Mediadrumworld)

Il Femminile: non solo bisogno e accoglienza

Qualche tempo fa mi sono iscritta ad un gruppo Facebook internazionale dedicato alla donna selvaggia. L’ho lasciato poco dopo delusa dai contenuti.

Ciò che mi ha fatto decidere di lasciare il gruppo è stato l’intervento di una ragazza che ha raccontato di come, durante un’uscita serale con un’amica, abbia incontrato due ragazzi che hanno diretto le proprie attenzioni alla sua amica e non a lei. La sua spiegazione è stata che la sua amica avesse un’energia femminile bisognosa, mentre lei avrebbe (parole sue) “cambiato la propria energia da femminile a maschile” e quindi i due si sono tenuti lontani.

I commenti non sono stati da meno: molte donne le hanno risposto che fosse una cosa normale perché la sua energia maschile voleva proteggerla e difenderla.

Lo vediamo che descrizione viene data del femminile e del maschile?

Il femminile deboluccio e bisognoso ed il maschile forte e protettivo. In un gruppo sulla donna selvaggia. Se queste sono le donne in risveglio, non fatico a capire come mai le donne ancora soggette al patriarcato non riescano proprio ad uscire dall’ottica dei ruoli di genere.

I miei tentativi di spiegare come il femminile non sia solo “acqua, luna, passività ed accoglienza” come vuole la tradizione (patriarcale, ma travestita da spirituale), ma sia anche fuoco, aria, forza, coraggio, ferocia, protezione ecc. sono stati completamente ignorati.

Mi chiedo come sia possibile che a nessuna delle donne di quel gruppo siano venuti in mente archetipi femminili come Kali, Pele, Morrigan, Atena, Baba Yaga… dee feroci, guerriere, furiose.

Per non parlare delle madri di tutto il regno animale che combattono ferocemente per proteggere la propria prole!

Ne vogliamo parlare?

Che ne diciamo della dolce mamma coniglietta che si trasforma in una ferocissima combattente contro il serpente che sta attaccando i suoi piccoli? Della mamma gatta che attacca un cane grosso 10 volte lei?

Il pensiero dualistico fa credere alle donne e agli uomini di essere incompleti e ferisce entrambi. È invece ora di ricordare che siamo esseri completi e che possediamo tutte le qualità di cui abbiamo bisogno.

Ma soprattutto è ora che le donne si diano valore e non pensino di essere “maschili” quando stanno dimostrando forza, rabbia o protezione!

L’importanza delle radici e l’effetto della loro mancanza sulla società moderna

Avete presente quando ci sono argomenti che vi toccano talmente tanto che qualsiasi riferimento ad essi vi provoca commozione?
Ecco, uno di quegli argomenti per me sono le radici (beh, forse si intuisce dal nome del mio sito! 😀 ) e gli antenati.
Me ne son resa conto ancora di più quando, guardando il film d’animazione “Moana” (“Oceania” in Italia) dove il tema degli antenati e delle proprie radici è fortemente presente, mi sono ritrovata a piangere per la gran parte della sua durata, specialmente durante le canzoni che parlano appunto degli antenati. Una in particolare mi scatena proprio un fiume di lacrime ed è questa:

Moana si ritrova in alto mare da sola e lo spirito della sua cara nonna (morta da poco) le si manifesta per ricordarle che lei conosce la via, perché discende da viaggiatori che sapevano trovare la strada di casa anche nel mezzo della vastità dell’oceano e lei ha dentro di sé la conoscenza di questi antenati, che compaiono poi in spirito per darle coraggio e ricordarle chi è e da dove viene.

Questo concetto è incredibilmente importante: le nostre radici, i nostri antenati, ci ricordano chi siamo e qual è la nostra strada.
Senza radici, senza le conoscenze dei nostri antenati, siamo sperduti, impauriti e senza direzione.
Senza passato, non c’è futuro.

E il risultato lo possiamo vedere nelle società occidentali che hanno perso le proprie vere radici: malattie e disturbi mentali e dell’umore sono all’ordine del giorno, colpiscono ormai quasi tutti (mentre secondo diversi studi antropoligici sono raramente presenti nelle società ancora legate alle proprie radici culturali*). L’insoddisfazione regna sovrana insieme alla perdita di valori, che vengono quindi sostituiti da beni materiali e altre false fonti di soddisfazione (ovviamente temporanea e che in realtà porta ancora più frustrazione). E questo spinge molte persone verso la rabbia (quella non sana, perché ricordiamo che c’è anche la rabbia sana e sacrosanta), l’aggressività e la violenza.

Siamo una società che per via di avvenimenti storici, come l’avvento del cristianesimo, ha perso e dimenticato le proprie origini, spazzate via da una cultura patriarcale straniera che si è imposta. Mi infiammo quando sento parlare delle “radici cristiane dell’Europa” perché non c’è niente di più falso e fuorviante. Le radici dell’Europa sono tantissime come quelle di un grande ed antico albero e variano, anche tantissimo, a seconda delle regioni e a volte addirittura delle località. Ma ormai sono ricordi sbiaditi e rintracciabili solo tramite le fragili memorie degli anziani o studi antropologici.

Non siamo più legati a filo diretto, tramite le tradizioni tramandate, con i nostri antenati (a parte tramite rare tradizioni paesane sopravvissute, come ad esempio il rogo della vecchia a fine gennaio, che arrivano dalle antiche tradizioni contadine) e chi cerca di scavare nel passato per ritrovare quella connessione, non viene compresa/o e viene spesso trattata/o da matta/o.

A volte mi trovo a desiderare di essere nata presso una di quelle culture che hanno mantenuto le proprie originali tradizioni per millenni.
Vedendo video come questo qui sotto (sì, oggi sono fissata con le Hawaii e la Polinesia 😛 ) mi commuovo e sento profonda nostalgia per ciò che non conosco delle mie radici. Cosa c’è di più bello di ripetere parole e gesti che sono stati ripetuti per millenni dai nostri antenati? Parole e gesti pieni di significato profondo e messi in atto con rispetto e devozione?

La mancanza di radici profonde è anche ciò che spinge molte ricercatrici e ricercatori a rivolgersi ad altre culture ed a prendere in prestito tradizioni altrui (cosa che a volte purtroppo sfocia anche nell’appropriazione culturale).

Se fatto con profondo rispetto e umiltà non credo sia un problema e forse possono aiutarci a colmare un po’ il vuoto, ma rimane il fatto che non sono tradizioni che arrivano dalle nostre radici: non ci apparterranno mai completamente.

Ma quindi come fare per riconnettersi con le proprie radici?
Non è facile. Sicuramente scavare nel passato (della propria famiglia e della propria località/area) può aiutare, ma non sempre si trovano facilmente le informazioni che vorremmo. Si può allora utilizzare il proprio intuito, le sensazioni di pancia che ci guidano, perché anche se la connessione con gli antenati è stata bruscamente interrotta dalle influenze esterne e dall’oblio, loro sono sempre lì, sono dentro di noi, parte di noi e ci guidano.

Questo è anche il messaggio importantissimo che passa nel film “Oceania”. La tribù di Moana ha dimenticato le tradizioni dei propri antenati ed addirittura le teme, rischiando così di causare la propria estinzione: il loro piccolo ecosistema non può sfamare tutti per sempre, soprattutto se le piante di cocco che sono il loro sostentamento principale si ammalano e muoiono. Ma Moana seguendo la sua voce interiore, la voce dei suoi antenati, riscopre queste antiche tradizioni e salva il suo villaggio.

E qui ripeto ciò che ho detto sopra: senza passato, non c’è futuro. Se vogliamo andare su esempi più concreti e reali, basti vedere quando gli europei sono migrati in America rinchiudendo i nativi nelle riserve e cercando di renderli uguali ai bianchi. A questa povera gente era proibito portare avanti le proprie tradizioni vecchie di millenni: sono stati costrette ad abbandonarle e il risultato è stato che ritrovandosi senza radici molti si sono dati all’alcool ed al gioco d’azzardo. Ora per fortuna le cose sono cambiate e anche i nativi americani si sono riappropriati delle proprie radici.

Forse un giorno riusciremo anche noi. Tramite la nostra connessione interiore con gli antenati, all’intuito ed anche al viaggio sciamanico (prezioso strumento per esplorare i mondi degli spiriti e portare la loro saggezza nella nostra dimensione), potremo forse ricreare quel filo diretto che si è perso nei secoli.

Fonti:
https://www.madinamerica.com/2013/08/societies-little-coercion-little-mental-illness/

Le figure femminili del Natale: un patrimonio quasi dimenticato

In molte culture del mondo questo periodo dell’anno, che comprende le feste Solstiziali ed il Natale cristiano, era (ed in alcuni casi è tutt’ora) associato con figure femminili che sono state poi oscurate e dimenticate. O quasi.
Ne ho già parlato in parte nell’articolo sulla Notte delle Madri e in quello sulle Dee Solari.
Ma queste figure sono numerose e mi piacerebbe riportare alla luce alcune di loro: in un mondo ancora fortemente patriarcale, dove si è persa parte di quella magia che impregnava il mondo antico, è importante rimembrare queste figure, così che si abbia la possibilità di conoscere archetipi diversi da quelli a cui siamo abituate, che sono prettamente maschili, e di riportare un po’ di magia nel mondo.

C’è da tenere conto del fatto che molte di queste figure sono state inglobate dalla Chiesa Cattolica e cristianizzate e non è quindi sempre semplice risalire alle loro origini pagane, che però sono lì, chiare come il sole, da vedere.

Ne sono chiari esempi le prime due dame di cui parlerò.

Santa Lucia/Lussi – Svezia

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Arte di Sleightholm Folk Art

Santa Lucia è una figura che ha origine in Italia (dove è ancora celebrata in moltissime zone il 13 dicembre) ed è la patrona di Siracusa. È stata però ampliamente accolta anche in Svezia, dove è una delle figure più amate. Anche lì si celebra il 13 dicembre, poiché quando era in uso il calendario Giuliano il solstizio cadeva appunto in quella data, che è poi diventata il 21 dicembre quando si è passati al calendario Gregoriano.
Lucia significa “Portatrice di Luce” ed è conosciuta in Scandinavia come Lussi; la celebrazione che la vede protagonista si chiama Lussinatta (Notte di Lussi).
La Lussi svedese è però sicuramente una figura dalle origini antiche, precedenti a quelle della Santa Lucia italiana, con la quale si è fusa con l’avvento del cristianesimo.

Nella rappresentazione di Lussi vi sono elementi simbolici che la connettono alla tradizione precristiana. Ella viene rappresentata infatti con una corona di candele accese a simbolizzare il ritorno della Luce, la rinascita del Sole che avviene al Solstizio d’Inverno (Yule/Jul nelle tradizioni nordiche), ed è spesso dipinta mentre porta un mazzo di spighe di grano. Inoltre è a volte accompagnata da bambini/ragazzini chiamati stjärngossar (bambini delle stelle) o tomtenissar. Questo è particolarmente significativo, poiché le parole tomte e nissar sono relative al piccolo popolo, che è molto importante nella mitologia precristiana del mondo nordico.

Per approfondimenti su questa bellissima figura, consiglio questo articolo di Laura Rimola del Tempio della Ninfa.

Christkind – Germania

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Foto presa da Meier Magazin

Una figura simile è la Christkind. Al contrario di Lussi, questa figura non è associata a nessuna santa. Ciò che rappresenta è però decisamente interessante ed affascinante. Christkind significa infatti letteralmente Gesù Bambino. Non è curioso che Gesù Bambino sia rappresentato da una donna adulta?

Christkind in Germania è colei che porta i regali ai bambini a Natale insieme a San Nicola (figura differente dal Santa Claus tedesco).
Ogni anno a Nürnberg viene scelta una ragazza per vestirne i panni durante i festeggiamenti tradizionali della città.

Come per Lussi, l’origine di Christkind è sconosciuta, ma risale chiaramente alla mitologia precristiana, che per altro condivide molti aspetti di quella scandinava.

Il suo costume dorato a pieghe, che a braccia allargate come in foto forma un semicerchio, e la sua corona sono palesi rappresentazioni dei raggi solari. È quindi molto probabile che questa figura provenga da una precedente dea del sole e della luce.

Snegurochka – Russia

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Arte di Ngaladel

Snegurochka, letteralmente “Fanciulla di Neve”, è una bellissima figura che ha probabile origine dalle credenze slave precristiane. Potrebbe essere stata uno spirito o una dea dell’inverno come la norrena Skadi.

Questa figura di fanciulletta dell’inverno è sopravvissuta nel folklore russo, dov’è diventata un’aiutante del Babbo Natale russo, Ded Moroz (Nonno Gelo), che in origine era uno spirito dell’inverno chiamato Morozko.

Su Snegurochka ho scritto qualche anno fa un articolo per il sito il Tempio della Ninfa e vi rimando quindi a quell’articolo per approfondire la conoscenza con questa dama invernale.

Dato che però nel frattempo è uscito il film Disney “Frozen”, che allora non c’era, vi svelo che la figura di Elsa è ampliamente ispirata proprio a Snegurochka, con la quale condivide anche l’aspetto come si può vedere in questa simpatica immagine.

Frau Holle – Gemania e altre aree d’Europa

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Arte di Hanns Lohrer

Su questa dama enigmatica si potrebbero scrivere saggi interi, ma dato che merita di essere nominata, ne accennerò comunque brevemente.
Holle, il cuo nome può variare in Holda, Holla o Hulda, ha similitudini con diverse dee europee, ma anche con le dame di cui ho parlato qui sopra. Si ritiene che fosse una divinità dell’inverno e del focolare molto importante, ma che sia stata attaccata ed oscurata dalla Chiesa.
Holle era anche una delle Dee Filatrici del destino degli uomini, così come altre delle Dee  che ho nominato nell’articolo sulle Dee Solari.
È rappresentata come una donna anziana e canuta, ma può anche essere una bella fanciulla. I suoi volti sono innumerevoli.

Come Snegurochka anche Frau Holle è sopravvissuta grazie al folklore, non solo in Germania, ma anche nei Paesi Bassi, in Austra, Svizzera, Alsazia, Polonia e Repubblica Ceca.
I fratelli Grimm riportarono su carta molte delle fiabe che la riguardano.

L’immagine di lei che viene subito alla mente è quella tipica che la ritrae mentre sprimaccia i suoi cuscini causando nevicate nel mondo degli esseri umani.

Potete leggere una delle tante fiabe che parlanno di lei e un’approfondita analisi su di essa in questo articolo di Laura Rimola.

Perchta – Germania

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Immagine da “A Witches Calendar”

Perchta è un’altra figura multisfaccettata come moltre altre dee. È associata a Holle e si ritiene che possa essere un’altro aspetto della stessa.

È conosciuta in Germania e nei paesi confinanti e come Holle, anche Perchta ha diversi nomi, tra cui Berchta o Bertha.

Era originariamente una dea solstiziale della luce ed era considerata benevola. Veniva descritta come una bellissima dama vestita di bianco (e veniva difatti chiamata anche Dama Bianca), che benediceva i campi coltivati per garantire un buon raccolto.
Come moltissime dee, anch’ella ha un lato “oscuro” e selvaggio, che si manifestava però contro i malvagi.

Come la Befana italiana, con la quale condivide molti aspetti, anche Perchta veniva celebrata la notte del 6 gennaio e anche lei tradizionalmente distribuiva doni durante quella notte. Una moneta d’argento ai bimbi bravi e un bel taglio alla pancia, che veniva poi riempita di sassi e paglia, ai bimbi cattivi.

Le similitudini con Holle sono moltissime: anch’ella era molto venerata dai popoli germanici del continente ed è stata vittima di un’accanita campagna oscurantistica da parte della Chiesa.

Proprio grazie a questa campagna, iniziò ad essere demonizzata e descritta come un orribile mostro.

La Befana – Italia

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Nonostante la nostra cara e italiana Befana non sia certamente una figura dimenticata, non poteva certo mancare in questo articolo.
Ella ha sicuramente una forte connessione con la Perchta, infatti è festeggiata durante lo stesso giorno ed ha tratti molto simili.

Le sue origini sono sicuramente le stesse: la Befana ha un passato di dea invernale di origine germatica e forse anche celtica, dato che alcuni popoli celtici vivevano sulle Alpi e Prealpi.

Il fatto che fantocci di paglia che la rappresentano vengano bruciati a gennaio durante riti contadini propiziatori, lascia ad intendere che fosse legata alla fertilità della terra ed all’abbondanza.

Con l’avvento del cristianesimo è stata trasformata nella vecchia strega stracciona, ma buona, che conosciamo oggi e che a cavallo della sua scopa distribuisce dolci ai bimbi buoni e carbone a quelli cattivi.

Grýla – Islanda

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Arte di Halldor Petursson

Grýla è una figura della tradizione islandese.
Nonostante venga già nominata da Snorri Sturluson nella Edda Poetica, è solo nel 1600 che diventa parte delle tradizioni solstiziali/natalizie dell’Islanda.

Grýla però, al contrario delle altre dame nominate nell’articolo, è una figura piuttosto spaventosa, che veniva usata per far comportare bene i bambini. Veniva descritta come mezza troll e mezza orchessa, con zoccoli, corna, 15 code ed un grosso naso pieno di verruche.

Viveva sulle montagne con suo marito Leppalúði e i suoi 13 bambini, chiamati “i bambini di Yule”, i quali avevano nomi spaventosi come “Uncino da carne”, “Leccacucchiai” e “Spione delle finestre”.

Essendo le montagne islandesi molto brulle, Grýla e famiglia non avevano molto da mangiare, quindi ella mandava i suoi figli nei villaggi a rapire i bambini cattivi per cucinarli in uno stufato.

Questa figura spaventava talmente tanto i bimbi islandesi, che nel 1746 il governo islandese ne proibì l’uso come tattica di intimidazione e la trasformò in una figura positiva che porta gioia nei villaggi nelle notti attorno al Natale.


Eccoci giunte alla fine di questa piccola carrellata di dame invernali quasi dimenticate. Ora le conoscete anche voi e sarà più facile farle rivivere!

Quest’anno, durante le feste solstiziali, ricordatevi quindi di dedicare un pensiero e magari un’offerta anche a loro, così che vi possano donare la loro benedizione.

Per approfondire l’argomento e conoscere altre meravigliose figure femminili invernali, vi consiglio i seguenti articoli di Laura Rimola:
* Le Dame del Natale
* Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna (in questo articolo ci sono approfondimenti sulla Befana, Frau Holle e Perchta)

Fonti:
Carolyn Emerick
– Wikipedia
– Grýla and The Yule Lads: Iceland’s Terrifying Christmas Tradition
– Siti vari
– Foto in alto di MariannaInsomnia

Samhain: tempo di oscurità, morte e mistero

Non è un caso se si riportano indietro le lancette dell’orologio proprio nel weekend immediatamente adiacente a Samhain (31 ottobre). Pur inconsapevolmente, chi ha deciso questo periodo per riportare l’ora solare deve aver sentito dentro che si trattasse del momento adatto.

Con Samhain infatti si conclude la parte luminosa dell’anno e si entra nell’oscurità.

È un periodo magico e chiunque, in un modo nell’altro, lo sente. Il mattino si presenta con una nebbiolina che sale dalla terra ed ammanta i campi e i boschi e alla sera, che ora inizia presto, a volte nuvole nere corrono davanti alla luna, creando un’atmosfera misteriosa.

La natura è in pieno cambiamento, con i suoi colori sgargianti, le sue sfumature di giallo, rosso, marrone, ci dona sentimenti di serenità, ma anche un po’ di nostalgia. Quel tipo di nostalgia stranamente piacevole.

È in questo periodo che i veli tra i mondi si fanno sottili ed è possibile che interazioni con le realtà non ordinarie avvengano più facilmente.

Non è raro sognare i propri cari defunti, che ci vengono a visitare, o avere sogni e visioni particolarmente potenti e veritiere. È importante ricordare i messaggi che ci giungono in questo periodo, perché potrebbero avere molto valore e servirci più avanti.

Nella nostra società che si rifiuta di parlare di morte, persino di pensarci, questo è il periodo migliore per dedicare riti ai propri cari e agli antenati, ma anche per riflettere sulla nostra stessa condizione mortale. E quale modo migliore di farlo se non passare tempo in natura?

La natura, maestra per eccellenza, ci mostra la morte e l’oscurità da prospettive diverse.

Ci mostra che ogni morte ha un senso e serve per creare nuova vita in nuove forme, così come l’oscurità, che favorisce l’incubazione dei semi che l’anno venturo porteranno nuova vita.

Ma soprattutto ci mostra che c’è una rinascita (e ce lo ricorda il Solstizio d’Inverno a dicembre).

Samhain nel calendario agricolo è anche il terzo ed ultimo raccolto, forse quello anticamente più importante per garantire la sopravvivenza durante l’inverno. È quindi anche il momento di ringraziare la terra per i propri doni e di celebrare con banchetti ricchi di prodotti di stagione.

Dopo Samhain siamo ufficialmente nella metà oscura dell’anno. In questa società, che rifugge l’oscurità e l’idea della morte, non appena passato il giorno del 31 ottobre, più comunemente conosciuto come vigilia di Ognissanti o Halloween, si passa immediatamente ai preparativi per il Solstizio Invernale ed il Natale. Luci, addobbi e colori appaiono nei negozi e ci scordiamo (o meglio rifiutiamo) quindi, di vivere appieno il periodo liminale tra Samhain ed il Solstizio.
Questo periodo rappresenta infatti il tempo tra la morte e la rinascita, un tempo misterioso e sconosciuto e si sa: nessuno ama essere messo di fronte all’ignoto.

Per questo motivo vi invito a partecipare ad un piccolo challenge: per i primi 14 giorni di novembre resistete all’impulso di gettarvi negli addobbi e preparativi per le festività di dicembre e vivete appieno questo momento di mistero in quieta osservazione.

Dal 1° al 14 novembre postate ogni giorno qualcosa sul vostro Instagram o sulla vostra bacheca Facebook, con impostazione privacy pubblica e tag #sacreradici #challengenovembre

Cosa postare?
Foto, poesie, riflessioni, pensieri, diario del giorno… lasciatevi ispirare dalla vostra fantasia!

Donna Selvaggia e la Natura: un rapporto d’amore necessario

Ogni donna, dentro di sé, contiene l’archetipo della Donna Selvaggia. In alcune donne (diciamo pure la maggior parte) è assopita: secoli di addomesticamento e repressione hanno spinto la Donna Selvaggia giù in un angolino buio, laddove non può spaventare nessuno. Sì, perché la Donna Selvaggia può fare paura: agli uomini, ma anche alle donne stesse.
Altre invece la ritrovano, la risvegliano e la abbracciano con le sue luci e le sue ombre e non sempre è un incontro semplice.
Ella vive ogni cosa con intensità: la vita quotidiana, le emozioni, le relazioni. Vive seguendo il suo istinto più profondo e provando disprezzo verso le imposizioni, di cui cerca di liberarsi, a volte con risultati distruttivi.
Ma, nonostante tutto, è la migliore alleata di ogni donna. Lei ci permette di sopravvivere, ma anche di vivere appieno. Ci permette di accedere al nostro potere ancestrale e di essere complete ed intere, non importa cosa sia successo nel nostro passato e quante volte abbiano provato a distruggerci.
Lei è la parte più autentica di noi.

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La Donna Selvaggia è anche il nostro collegamento diretto con le nostre Antenate. Quando diveniamo la Donna Selvaggia, le nostre Antenate sono con noi, rivivono e ci donano la propria saggezza ancestrale.

A volte, anche se è sveglia e presente in noi, dobbiamo indossare una maschera per nasconderla, poiché la Donna Selvaggia non è socialmente accettata, specialmente da chi vive in modo non autentico e sconnesso.
Ogni oppressione, violenza, repressione mai subita dalle donne (in passato, nel presente e nel futuro) è causata dalla paura che l’uomo patriarcale ha del potere creativo e distruttivo della Donna Selvaggia. Quel potere incompreso e misterioso per cui la donna muore e rinasce ogni mese con i ritmi del ciclo mestruale, quel potere che le permette di essere un canale tra i mondi altri e la realtà ordinaria, di incarnare anime nel proprio grembo e darle alla luce in forma umana.
L’Uomo Selvaggio ama questa donna e corre libero nelle foreste con lei. L’uomo patriarcale la teme, la disprezza, la stupra, la tortura, la uccide.

Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, la Donna Selvaggia va risvegliata e riportata nel mondo, una donna alla volta.

Il Risveglio della Donna Selvaggia

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foto di Alice Rancati © vietata la riproduzione e distribuzione

Molte donne hanno il desiderio di risvegliare ed incontrare la Donna Selvaggia, ma avendo perso il contatto con lei da molti secoli, alcune non sanno come fare.
La risposta è sorprendentemente semplice: passare tanto tempo in Natura e connettersi autenticamente con Essa. Meglio ancora se in solitudine, in un cerchio di donne o in compagnia di Uomini Selvaggi.
I parchi di città, badate bene, non valgono. Essi sono solo una pallida immagine della Natura e sono inquinati non solo fisicamente, ma anche energeticamente.

La Donna Selvaggia anela le foreste, le brughiere, le colline selvagge, le spiagge isolate: tutti quei luoghi dove la mano dell’uomo non sia intervenuta pesantemente. È lì che si risveglia e rientra in possesso del proprio potere. È lì che si deve andare per incontrarla e mantenerla viva e vitale, possibilmente più di poche volte l’anno: l’ideale sarebbe ogni volta che ci è possibile (durante i week end) e non solo in estate. È importantissimo infatti connettersi con ogni stagione e tempo atmosferico.

Il modo migliore è quello di recarsi in questi luoghi con l’intento di connettersi davvero con gli spiriti di quei luoghi e con la Natura. Il silenzio, l’ascolto, piccoli rituali, canti e danze per onorarli sono tutti modi validi per lasciare che la Donna Selvaggia si esprima in tutto il suo potere. Specialmente se fatti in nudità.
Sebbene i corpi nudi siano ancora tabù nella nostra società, la nudità permette di liberarsi di quelle barriere artificiali che ci separano dal mondo naturale, ci permette di sentire ed esprimere la nostra dimensione animale. La nudità è sacra e non va “pornificata”, temuta o ridicolizzata.

Non c’è niente di più potente che immergersi in un torrente gelido nude ed alzare le braccia al cielo piene di gratitudine o di dipingersi i corpi svestiti e danzare di notte attorno al fuoco con le proprie sorelle.

È bene però, se si vogliono fare rituali in nudità, trovare luoghi appartati, dove si sa che difficilmente arriverà gente a disturbare.

La Donna Selvaggia non aspetta altro che essere svegliata: quando la incontriamo, la incanaliamo, diventiamo Lei, abbiamo accesso al Sacro Femminino più autentico. Senza di lei, invece, non siamo complete e non possiamo esprimere appieno il nostro potere.

Tieni d’occhio la pagina degli eventi per futuri ritiri per risvegliare la Donna Selvaggia.

Il mio viaggio con lo Yoga

Io sulla cima del monte Bollettone in provincia di Como

In marzo 2017 ho iniziato la scuola per diventare insegnante di yoga: un’esperienza bellissima che non avrei mai pensato di fare! Se mi aveste chiesto solo 3 o 4 anni fa come mi vedessi nel futuro non avrei mai detto “mi vedo insegnante di yoga”. È una cosa che è giunta inaspettata nella mia vita. Ma come?

Quando ero bambina mia mamma praticava yoga e spesso io la accompagnavo a lezione perché non aveva con chi lasciarmi. E io copiavo ciò che vedevo, mi piaceva molto! Poi lei ha smesso, io sono cresciuta e mi sono dedicata ad altre attività. Lo yoga è finito in un cassetto, dimenticato per molti anni.
Ho deciso poi di praticare yoga quando ero all’università, per trovare un po’ di sollievo dallo stress. Ho ritrovato il piacere di praticarlo con la stessa insegnante da cui andava mia mamma quando ero bambina, ma essendo ai tempi molto incostante ho di nuovo smesso e di nuovo è lo yoga finito nel cassetto per diversi anni.

È stato solo qualche anno fa, quando ancora abitavo in Italia, che ho ripreso con un altro insegnante molto bravo. Ed è stato un viaggio particolare di “amore ed antipatia”. Mi piaceva farlo e sentivo i benefici, ma lo trovavo molto faticoso, non riuscivo a respirare durante le pose e mi sono convinta che non facesse per me. Ho continuato comunque a praticarlo un paio d’anni, poi mi sono trasferita in Inghilterra ed essendo molto impegnata ad adattarmi alla nuova vita non ho più pensato allo yoga.
E poi una domenica pomeriggio di più di un anno fa, una giornata piovosa, fredda e buia d’inverno in cui non ero potuta uscire e quindi ero irrequieta ed annoiata, ho sentito la chiamata a praticare yoga per muovere armoniosamente il mio corpo e risollevarmi il morale basso dovuto alla tediosa giornata. Ciò che ho trovato è stato molto più di quello. Non essendo abbastanza preparata per crearmi una pratica da me, ho cercato tra i video di YouTube e mi sono imbattuta in Adriene Mishler, un’insegnante di yoga texana che offre una vasta gamma di video gratuiti. Grazie a lei ho conosciuto lo yoga Vinyasa Flow ed è stato amore. Adriene è una donna incredibile. Il suo modo di insegnare coinvolge ed appassiona. Non solo è davvero brava a spiegare e ad andare incontro a tutte le abilità, ma è anche davvero simpatica e divertente e mi ha mostrato lo yoga da un’altra prospettiva, che non è quella del raggiungere la perfezione (pose perfette, equilibrio impeccabile, iperflessibilità, ecc.), ma semplicemente di trovare in ogni asana ciò che fa stare bene: il suo motto è infatti “Find what feels good” (“Trova ciò che ti fa stare bene”). All’improvviso ogni resistenza che avevo provato in passato verso lo yoga è sparita e mi sono ritrovata appassionata e felicissima di praticarlo. Ho anche partecipato alla sfida proposta da lei di praticare yoga tutti i giorni per un mese e ce l’ho fatta!

Io (a testa in giù) durante il corso insegnanti yoga mentre il mio insegnante ed una compagna dimostrano come insegnare la verticale.

Da allora il mio amore per la pratica è cresciuto e ho cercato di continuare a praticare il più possibile. Data poi la mia passione per l’insegnamento (ho insegnato pattinaggio su ghiaccio per 8 anni e insegno sciamanesimo), ho iniziato a pensare di fare un corso per diventare insegnante di yoga.
Non è stato un compito semplice. Non ero sicura, ho avuto un caso di “sindrome dell’impostore” e ho tentennato. Ma la mia passione continuava a guidarmi alla ricerca e dopo circa un anno (già!) ho trovato il corso che faceva per me, con un insegnante davvero incredibile, bravo e umile, di nome Ian Davis. Ora ho completato il mio quarto week end di corso e non posso che essere sempre più soddisfatta e contenta della mia scelta!

Questo corso infatti non è solo qualcosa che mi porterà a poter insegnare yoga, ma è anche un cammino di crescita personale e anche un po’ una sfida con me stessa.

Quello che ho imparato finora non riguarda infatti solo la pratica dello yoga, ma anche la vita in generale. Ho imparato che non bisogna mai porsi limiti o smettere di sognare e specialmente che è importante lasciarsi aperte possibilità illimitate per il proprio futuro.

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Arriva in Italia il Fertility Massage! Scopri di cosa si tratta…

Nell’ottobre 2015 mi sono imbattuta per caso (ma sappiamo bene che il caso non esiste) nel sito di Clare Blake, creatrice del Fertility Massage. Curiosando nel sito ho scoperto che ci sarebbe stato un corso per diventare operatrice di questa particolare tecnica proprio a Bristol (Inghilterra) dove vivo.
Mi sono sentita chiamata senza nemmeno sapere perché: in un attimo ho realizzato che dovevo farlo. Così senza perdere tempo ho prenotato il mio posto. La cosa è davvero stranissima perché pur essendo sempre stata portata per aiutare gli altri, pulsione che mi ha portato a studiare sciamanesimo e naturopatia, non sono mai stata attratta dal massaggio in generale. Beh, sì, mi è sempre piaciuto riceverli, ma non particolarmente farli.
E invece questa particolare tecnica di massaggio mi ha attirata e solo dopo aver conosciuto Clare e aver iniziato il corso ho capito davvero il perché.
È difficile esprimere a parole cosa sia e cosa faccia questo massaggio, posso solo dire che non è solo una mera tecnica fisica, ma un rituale nutriente e rilassante che coinvolge anche la mente e lo spirito.

Inoltre mi preme anche chiarire che nonostante il nome NON si tratta di un massaggio meramente volto alle donne con problemi di fertilità o che vogliano figli, ma è per tutte le donne di tutte le età con problemi mestruali, ormonali, digestivi ecc. Un grembo fertile e sano è infatti importantissimo anche per le donne che non vogliano figli. Trovate maggiori informazioni nel sito italiano.

Per presentare questa meravigliosa tecnica in Italia, ho deciso di intervistare Clare, così che possa lei stessa spiegarvi il suo Fertility Massage.

Clare Blake mentre dimostra il Fertility Massage durante il mio training

Com’è nato il Fertility Massage?
Clare: La mia passione per la fertilità è nata quando ho trascorso due anni a lavorare come Doula, aiutando le donne a prepararsi al parto; durante questo periodo ho letto un libro di Thomas Verney chiamato “Vita segreta prima della nascita”. Si tratta di un libro sull’effetto delle emozioni presenti dal concepimento fino alla nascita, e su come i bambini memorizzino questi sentimenti. Nel libro ci sono un sacco di storie vere, favolose e incredibili, di bambini che ricordando le emozioni e le conversazioni di quando erano nel grembo materno.
Mi sono così appassionata al concepimento consapevole ed ho iniziato ad aiutare le coppie ad essere psicologicamente e fisicamente più sane possibili così da aiutarle a concepire i propri bambini.
Più massaggiavo le donne e i loro grembi, più mi rendevo conto di quanto fosse importante la salute del grembo prima del concepimento e di quanto siamo disconnesse dai nostri grembi, specialmente nell’occidente. Per me è quindi importante che le donne siano connesse col proprio grembo, soprattutto prima del concepimento, perché questa connessione aiuta energeticamente a “chiamare” il bambino e a connettersi con esso. Ho studiato vari tipi di massaggio per più di 15 anni, ho imparato diverse tecniche nei vari paesi in cui ho viaggiato (specialmente Asia, Africa e Australia) ed ho unito tutte queste tecniche in quello che è oggi il Fertility Massage. Mi piace giocare con le tecniche e scoprire come possano aiutare il corpo a rilasciare le emozioni che rimangono bloccate nella forma fisica, quindi il massaggio si evolve continuamente

È un massaggio adatto a tutte le donne? Da che età si può iniziare a ricevere?
Clare: Durante il mio viaggio di insegnamento del Fertility Massage è apparso chiaro che sia una tecnica adatta a tutte le donne di tutte le età. Un grembo fertile è un grembo creativo, al quale dovremmo essere connesse da prima del menarca alla menopausa ed oltre. Questa tecnica si concentra sul risvegliare la saggezza ed il potere del grembo delle nostre clienti e le aiuta a trovare la propria energia creativa interiore e a lasciarla brillare.

Quali sono i benefici del Fertility Massage?
Clare: I benefici principali da un punto di vista fisico sono una migliore circolazione (di sangue, ormoni, ossigeno), una migliore disintossicazione del corpo dalle tossine, una libertà di movimento degli organi riproduttivi migliorata grazie alla manipolazione dei tessuti cicatriziali, delle adesioni e delle restrizioni all’interno dell’area pelvica: tutto questo risulta in un ciclo mestruale più sano. Il Fertility Massage ha un’azione positiva anche su diversi disturbi digestivi e sui dolori della parte bassa della schiena. In ambito emotivo, la terapia permette alle donne di connettersi con la propria interiorità per scoprire quali possano essere i propri blocchi emozionali. Questa consapevolezza che viene donata attraverso tocco e l’essere sostenute in uno spazio sicuro, permettono alle donne di lasciar andare i blocchi ed essere libere.


Personalmente ho trovato il corso talmente illuminante e coinvolgente che ho deciso di organizzarlo in Italia per dare l’occasione ad altre donne di diventare operatrici vivendo un’esperienza incredibile di vera Sorellanza (di quelle che cambiano la vita!) e dando così accesso al Fertility Massage a tantissime donne che potranno beneficiarne grazie alle nuove massaggiatrici.
Il corso finirà il 9 aprile 2017 e vi saranno 14 donne che arrivano da tutta Italia (una dalla Svizzera!) e che saranno abilitate a praticare il Fertility Massage! Ecco i loro nomi e dove potete trovarle se siete interessate a ricevere dei trattamenti di questa stupenda tecnica!

LOMBARDIA
Bianca Amelia Silva – Vigevano, Pavia (pratica anche a Milano e Firenze)
tel: 339 668453 – email: bianca.amelia.moonlight@gmail.com
sito: www.facebook.com/bianca.silva

Cora Erba – Macherio e Villasanta, Monza e Brianza
tel: 392 2932963 – email: cora@lotusharmony.org
sito: www.lotusharmony.org

Guya Ghirimoldi – Lomazzo, Como e Merate, Lecco
tel: 346 7061414 – email: guya.kn@hotmail.it

Khadija Cirafici – Villasanta, Monza e Brianza
tel: 388 4870426 – email: khadija@lotusharmony.org
sito: www.lotusharmony.org

Alessandra Gugliara (praticante studente) – Usmate Velate, Monza e Brianza
tel: 392 0069416 – email: alessandragugliara@hotmail.com
sito: www.facebook.com/shiatsualchemy

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VENETO
Silvia Bonamin – Tombolo, Padova
tel: 348 3907614 – email: info@lunainpesci.it

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LIGURIA
Alessandra Sorrenti – Ventimiglia, Imperia
tel: 347 7413802 – email: alessandra.sorrenti@libero.it

Debora Augustoni – Ceriale, Savona
tel: 338 9989798 – email: dede1970@alice.it
sito: www.facebook.com/debora.augustoni

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EMILIA ROMAGNA
Raffaella Ciccarello – Rimini

tel: 340 3957617 email: raffaellaciccarello@gmail.com
sito: www.coloridelbenessere.com

Tina Massariello – Traversetolo, Parma
tel: 349 2566849 – email: tinamassa77@gmail.com

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TOSCANA
Cristina Conti – Livorno
tel: 339 1164331 – email: conti.cristi@gmail.com

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LAZIO
Eleonora Schina – Roma
tel: 392 3054089 – email: exinas78@gmail.com

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SARDEGNA
Marianna Farci – Assemini, Cagliari
tel: 347 7941305 – email: laculladeltempio@gmail.com

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SVIZZERA
Paola Cavadini – Vacallo
tel: 0041796337147 – email: poldach@gmail.com
sito: www.ebpc.ch

Dee solari e Madre Renna: un Solstizio d’Inverno al femminile

Il Solstizio d’Inverno nelle regioni boreali è un momento magico dove il buio regna per lunghe ore sulla Terra. Dal Solstizio d’Estate le ore di luce si accorciano progressivamente fino a portare alla notte più lunga dell’anno. Più si va a nord e più le ore di buio sono numerose. In alcune zone dell’estremo nord il sole non si vede anche per un periodo lungo fino a 6 mesi, creando il fenomeno chiamato “notte polare”.

Al giorno d’oggi, con tecnologia, case calde e cibo nei supermercati sempre a disposizione, l’inverno per noi è confortevole. Ma ai tempi dei nostri antenati portava incertezza e paura, specialmente nelle zone più fredde.
Si capisce quindi perché una celebrazione come quella del Solstizio d’Inverno, dedicata al ritorno del sole, alla rinascita, fosse necessaria e benvenuta.

La notte più lunga dell’anno era chiamata “Notte delle Madri” e divenne poi, con la cristianizzazione, la vigilia di Natale, spostata quindi al 24 dicembre. Il nome deriva dal fatto che in questo periodo la Dea Madre (conosciuta con nomi diversi a seconda delle aree geografiche) attuava la sua magia di rinascita nutrendo i semi delle future piante primaverili nel suo grembo.
La maggior parte delle moderne tradizioni natalizie non solo viene dalle antiche tradizioni pagane, ma in particolare dal culto della Dea: l’utilizzo dell’agrifoglio, gli alberi di natale, il vischio, le candele e sì, anche Babbo Natale, hanno origine dalle Dee del Sole.
Sì, avete capito bene… DEE del sole! Astro che viene di solito erroneamente connesso a divinità maschili (ma questa è un’altra storia…).

Dea Saule

Dea Saule, artista non trovata

Saule, la dea del sole e della luce della tradizione lituana e lettone, volava nel cielo solstiziale su una slitta trainata da una renna cornuta, ovvero femmina poiché le renne maschi perdono i loro palchi durante l’inverno. Viaggiava in compagnia del suo fabbro, che  aveva forgiato una coppa d’oro in cui Saule raccoglieva le sue lacrime che si trasformavano poi in ambra. Mentre volava sui boschi, le montagne e le pianure, ella lasciava cadere queste gocce d’ambra (che ricordano i raggi del sole) e delle mele sul mondo degli umani. Era anche una dea filatrice, che filava i raggi del sole e li mandava sulla terra.
Saule governava tutte le fasi della vita: nascita, morte, rinascita, salute e benessere. Lei era il sole e conduceva la sua slitta ogni giorno nel cielo. Accoglieva anche le anime dei morti nel suo albero di mele ad Ovest.

Beiwe era la dea del sole dei Sami (o Lapponi), popolo dell’estremo nord che sopravvive in un ambiente freddo e da noi considerato inospitale grazie alle renne. Ella nutriva i Sami e le loro renne e li aiutava a mantenere la salute fisica e mentale durante i lunghi e difficili mesi invernali. Volava attraverso i cieli con sua figlia Beaivi-nieida (fanciulla del sole) su un anello composto da palchi di renna spargendo fertilità e vita sulle terre sottostanti. Durante la notte del Solstizio d’Inverno, la gente lasciava offerte di burro tiepido sulle proprie soglie per aiutarla a guadagnare energie per il suo lungo viaggio nei cieli. Beiwe, come Saule, era una dea filatrice. Filatoi e lino venivano lasciati come offerte sul suo altare.

La dea nordica Frigga (conosciuta anche come Freya) era anch’ella una dea filatrice. Sedeva al filatoio durante la notte del Solstizio filando le sorti dell’anno a venire. La celebrazione del Solstizio era (ed è tutt’oggi) chiamata Yule in molti paesi del nord Europa, che ha origine dalla parola nordica per “ruota”. Questa parola viene utilizzata anche per indicare il Natale. La ghirlanda di natale che orna le nostre porte è un adattamento proprio della ruota del fato di Frigga o Freya, che rappresenta la natura ciclica della vita.

Rozhanitza, dea dell’inverno della tradizione slava, era anche lei correlata alle renne ed al Solstizio invernale. Viene rappresentata come Dea cornuta con un palco di corna di renna sulla sua testa. Ricami bianchi e rossi venivano creati per lei durante le celebrazioni del Solstizio. Nel giorno della sua festa, il 26 dicembre, venivano cotti dei biscotti a forma di renna da regalare e da mangiare in compagnia.

Ricamo raffigurante Rozhanitza

Ricamo tradizionale raffigurante Rozhanitza, fonte immagine non trovata

Prima che nascesse il mito di Babbo Natale, con la sua slitta trainata da renne che portano tutte nomi maschili, era la renna femmina che nelle storie trainava le slitte delle dee del Sole ed era conosciuta come Madre Renna. Questo perché la renna femmina è più grossa e forte del maschio e mantiene il suo palco di corna durante l’inverno, mentre il maschio lo perde (quindi anche le renne di Babbo Natale, sempre raffigurate con maestose corna, sono in realtà femmine!).

Fin dall’inizio dell’era Neolitica, quando la Terra era molto più fredda e le renne erano più diffuse, la renna femmina era venerata, specialmente dai popoli del nord. Lei era considerata la “madre portatrice di vita”, la leader della mandria dalla quale dipendeva la sopravvivenza della gente. I clan seguivano lei e la mandria durante la migrazione per assicurarsi latte, cibo, vestiario e riparo.

Renna nel mondo antico

Rappresentazione della renna nel mondo antico

Dalle Isole Britanniche alla Scandinavia, dalla Russia alla Siberia e attraverso lo stretto di Bering la renna femmina era una riverita figura spirituale associata con la fertilità, la maternità, la rigenerazione e la rinascita del sole (tema del Solstizio d’Inverno). Le sue corna adornavano santuari ed altari, venivano seppellite in rituali funebri ed indossate da sciamane e guaritrici. La sua immagine veniva incisa nella roccia, tessuta in vesti cerimoniali, forgiata in gioielli, dipinta sui tamburi e tatuata sulla pelle.
Veniva raramente rappresentata a terra e più spesso raffigurata mentre saltava o volava. Le sue corna venivano associate all’albero della vita e raffigurate con uccelli appoggiati sui suoi “rami” insieme a sole, luna e stelle.
Attraverso le terre del nord era la Madre Renna a prendere il volo nel buio del vecchio anno per portare luce e vita nell’anno nuovo.

Nelle leggende siberiane la renna prendeva il volo ogni inverno dopo aver ingerito l’Amanita muscaria, il fungo più facilmente riconoscibile da tutti: rosso con puntini bianchi. Gli sciamani assumevano anch’essi questo fungo magico e viaggiavano nelle realtà non ordinarie con le renne, alla ricerca della visione.
Per questa sua qualità di viaggiatrice tra i mondi, la renna è anche considerata animale psicopompo, ovvero che accompagna le anime dei morti nell’aldilà.
Altre leggende raccontano di come le sciamane indossassero vesti rosse a pallini bianchi e regalassero amanite alla gente, lasciandole cadere nei camini delle capanne e tende (della serie: festeggiamo selvaggiamente!).

Renna che mangia amanita

Renna in procinto di mangiare Amanita muscaria, Fonte immagine non trovata

Nonostante alcuni associno questo tradizionale vestito alle origini pagane di Babbo Natale, sembra che non si tenga conto del fatto che fossero solo le donne ad indossare vesti bianche e rosse corollate di pelo e cappelli di feltro rossi o corna di renna. Le vesti cerimoniali delle donne medicina della Siberia e Lapponia erano verdi e bianche con un cappello a punta rosso, manopole in pelo di renna e stivali con la punta arrotolata… vi ricorda qualcosa?

Kichko

Kichko, antico sacro copricapo cornuto indossato dalle sciamane russe

Considerando che la maggior parte degli sciamani della regione erano donne è probabile che il costume di Babbo Natale abbia origine proprio da loro. Ed è anche molto probabile che queste donne fossero le prime ad intraprendere viaggi sciamanici insieme alle renne nella notte più lunga dell’anno. E mentre queste donne sono oggi per lo più dimenticate, la Madre Renna vive ancora nell’immaginario collettivo, nei biglietti d’auguri di natale, nelle tipiche decorazioni e nelle fiabe sulle renne volanti di Babbo Natale. E nonostante la maggior parte delle persone non la riconoscano per quella che è, sono convinta che qualche parte profonda di noi ancora ricordi l’originale Mamma Natale che portava luce e vita nel mondo.

Per questo, durante il Solstizio d’Inverno, vi invito a prendere un momento per ricordare le antiche dee dell’inverno e le loro magiche renne. Guardate fuori dalle vostre calde e confortevoli case nel freddo e nell’oscurità della notte e, nella sacra notte della rinascita del Sole, cercate la Madre Renna volare nel cielo invernale trasportando l’albero della vita nelle sue corna.

Felice Solstizio d’Inverno!

Alice

Madre Renna

Madre Renna e l’albero della vita, fonte immagine non trovata

Fonti articolo:
* Gather Victoria
* Feminism and Religion

Immagine in evidenza:
*The Reindeer Goddess di Judith Shaw