Il ciclo mestruale non è una malattia

Eppure tantissime donne vengono medicalizzate spesso subito dopo il menarca e per la maggior parte della loro vita fertile.

Quando parlo di medicalizzazione, intendo pillola contraccettiva e altre tipologie di dispositivi ormonali (anelli, cerotti, iniezioni, impianti ecc.).

Sia chiaro, comprendo che in alcuni casi di patologie che causano sintomi davvero pesanti, la pillola possa essere il male minore e migliorare la qualità della vita di chi ne soffre, bloccando anche il progredire di malattie come l’endometriosi, ma il problema è che viene prescritta spesso (e moltissime volte senza nemmeno gli esami necessari prima di assumerla) per disturbi che rispondono invece molto meglio alle cure olistiche, che vanno ad equilibrare la persona nel suo intero, invece che mirare a togliere il sintomo senza risolverne le cause.

Il problema di base è che in una società patriarcale lineare, la ciclicità femminile viene vista come la nemica, come un disturbo, una malattia da curare ed è per questo che la pillola (che ricordo, è un medicinale pesante con un impatto enorme sul corpo e la psiche femminile) viene proposta come una panacea, una caramella magica che risolve tutti i disturbi femminili.

Ma a che prezzo? Non è ancora compreso del tutto l’impatto che pillola e tutti i dispositivi ormonali abbiano sulla donna e sulla fertilità nel breve e lungo termine. Il bias di genere all’interno della comunità scientifica rallenta la ricerca su tutto ciò che ha a che fare con la salute femminile, tant’è vero che, nonostante le donne dicessero già da decenni che la pillola causasse loro depressione, solo nel 2017 è stato fatto uno studio che ha confermato questo effetto collaterale.

Prima le donne che esprimevano questo disagio legato alla pillola venivano smentite e non credute.
Quanti altri disturbi e conseguenze causati dalla pillola sono – al momento – negati dalla scienza? Quante voci femminili sono lasciate inascoltate, sminuite o addirittura derise?

Il fatto è questo: tutte e tutti accettiamo che le medicine possano avere effetti collaterali e se c’è bisogno, le prendiamo lo stesso – giustamente – per trattare determinate patologie. Ma la pillola viene prescritta anche quando non vi sia nulla di patologico.

Soffri di crampi? Pillola. Mal di testa? Pillola. Acne? Pillola. Mestruazioni irregolari? Pillola.

E qui mi soffermo un attimo perché non posso accettare che ancora nel 2021 la pillola venga prescritta da persone che dovrebbero avere una certa professionalità e conoscenza per “regolare il ciclo”, con la conseguenza che molte donne ci credano e la prendano – spessissimo controvoglia – per questo motivo.

La realtà, che raramente viene spiegata dal personale medico, è che la pillola funziona inibendo l’ovulazione, ovvero l’evento principale del ciclo! Senza ovulazione non vi è una fase luteale, senza fase luteale non vi sono le mestruazioni (già! Il sanguinamento causato della pillola non sono vere mestruazioni, è un sanguinamento da sospensione!), senza le mestruazioni non c’è una fase proliferativa e così via.

Quando si prende la pillola, semplicemente non si ha un ciclo mestruale.
Avere un sanguinamento regolare “grazie” alla pillola, non significa quindi avere un ciclo regolare e anzi, spesso una volta smessa si è ancora più irregolari di prima, perché la pillola va ad alterare totalmente un equilibrio interno delicatissimo: ha infatti effetto sulla flora intestinale, sul fegato e sul cervello (e la scienza non sa ancora bene in che modo a 50 anni dalla sua invenzione, ma uno studio ha evidenziato che alcune aree del cervello si rimpiccioliscono nelle donne che utilizzano contraccettivi ormonali.). Inoltre impoverisce il corpo di diversi nutrienti necessari ad un buono stato di salute.

Personalmente penso sia ora di smettere di medicalizzare le donne in modo così pesante per ogni minimo disturbo. Nella mia carriera di naturopata, ma anche solo nella mia vita di donna, ho sentito tante di quelle testimonianze agghiaccianti a riguardo che potrei scriverne un libro. Ho anche sentito di pillola prescritta a bambine di 9/10 anni appena dopo il menarca, senza nemmeno dare il tempo al corpo di adattarsi alla pubertà, con conseguenze disastrose.

Queste testimonianze vanno ascoltate e credute, non liquidate in modo arrogante. La medicina tradizionale deve collaborare con le donne, ascoltarle, non farle sentire stupide o pazze per sintomi molto reali che provano prendendo medicine che bloccano totalmente una funzione naturale del loro corpo. Inoltre deve supportare quelle donne che la pillola non la vogliono prendere, proponendo alternative e non dicendo che “o quella o niente”, quando nella maggior parte dei casi non è vero.

Per quanto riguarda invece la contraccezione, penso sia importante informare le donne delle alternative, perché esistono e vanno prese in considerazione: oltre ai classici metodi barriera, infatti, esiste il meraviglioso metodo sintotermico, che permette alle donne di tenere naturalmente traccia del proprio ciclo mestruale e della propria fertilità ed è un metodo che ha un grado di successo praticamente pari a quello della pillola. Ma non viene praticamente mai spiegato dai medici e si diffonde così l’idea che non sia sicuro, che le donne con cicli irregolari non lo possano usare (falso) e tanti altri miti (è un discorso troppo lungo per affrontarlo in questo articolo).

Inoltre, alleluja!, stanno nascendo NUOVI metodi anticoncezionali non ormonali dopo decenni in cui non ci sono innovazioni in questo campo.

Sarebbe bello anche veder progredire la ricerca di anticoncezionali per gli uomini, dato che – se ci si pensa bene – sono loro ad essere sempre fertili, mentre noi donne siamo fertili per circa 24 ore (con una finestra di circa una settimana che tiene conto della sopravvivenza degli spermatozoi in vagina). Ma in un mondo fortemente maschilista, la responsabilità cade sempre e solo su di noi ed è interessante constatare che tutti i tentativi di sviluppare “pilloli” per gli uomini siano miseramente falliti a causa degli effetti collaterali che gli uomini riportavano, che sono praticamente identici a quelli delle donne, ma si sa… noi donne siamo nate per soffrire, no?


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Per approfondire il discorso, consiglio i seguenti libri:

In italiano:

In inglese:

  • Sweetening the Pill di Holly Grigg-Spall
  • How the Pill Changes Everything: Your Brain on Birth Control di Sarah Hill

Disclaimer: visti i recenti, gravissimi, fatti di cronaca, ci tengo particolarmente a dichiarare che non sono assolutamente contro la medicina allopatica, ma che credo nell’integrazione della stessa con la medicina olistica. Inoltre come naturopata sono estremamente etica e non mi permetto di interferire con eventuali cure mediche delle mie clienti, anzi, raccomando sempre di chiedere ai propri medici se ciò che consiglio a livello fitoterapico possa interagire con eventuali medicinali.
Ciò che critico è un determinato atteggiamento della comunità scientifica e medica (parlo in generale, ma ovviamente non faccio di tutta l’erba un fascio) nei confronti della donna e dell’eccessiva medicazione della stessa.

Crediti per immagine header non trovati, inserirò l’artista su segnalazione.